Sì al divieto del burqa, ma senza riferimenti all'Islam. L'Italia all'inseguimento di Sarkozy


Sì al divieto del burqa, ma senza riferimenti religiosi. Queste le conclusioni della commissione Affari costituzionali della Camera, chiamata a fornire un parere sull'eventuale legge in cantiere contro i copricapi invasivi, sul modello adottato dalla Francia di Sarkozy.

Il parere riflette l'opinione espressa dal Comitato per l'Islam italiano istituito presso il Viminale, e tende a evitare ogni polemica e strumentalizzazione che potrebbe derivare dall'inclusione nel testo del termine Islam, pur citando espressamente i nomi del niqab e del burqa.

Si tende invece a sottolineare in modo chiaro che questi indumenti non sono imposti dal Corano ma frutto di tradizioni arcaiche in uso presso i popoli di religione mussulmana (anche se la legge non lo potrà dire) e pertanto "vietabili" senza sembrare discriminatori.

Rimane da capire quale motivo spinga la politica a sobbarcarsi la questione quando sappiamo benissimo che già esiste una legge che prevede la sanzionabilità degli individui che si mascherino in modo da non farsi riconoscere. Basterebbe una circolare del ministero degli Interni che ne rimarcasse presenza e applicabilità ai casi in questione.

O no?

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