Esteri: il giro del mondo in tremila battute

Medio Oriente: Libano, il Segretario delle Nazioni Unite Ban Ki Moon chiede chiarezza sull'omicidio dell'ex premier Hariri. E’ raro che il Segretario Generale delle Nazioni Unite si pronunci in modo deciso.Ieri è stata una di quelle volte.

“Voglio essere perfettamente chiaro. Questo tribunale è indipendente, con un mandato chiaro dal Consiglio di Sicurezza per scoprire la verità e farla finita con l’impunità.” Sono le parole che Ban Ki Moon ha pronunciato davanti ai giornalisti in merito al lavoro svolto dal tribunale delle Nazioni Unite, istituito tre anni fa per scoprire i responsabili dell’omicidio del Premier libanese Rafiq Hariri, avvenuto nel 2005.

Ban Ki Moon ha aggiunto di aver chiesto a tutte le parti politiche libanesi e della regione di non interferire con il verdetto del processo, previsto per la fine dell'anno.

Fonti diplomatiche hanno spiegato che il Segretario delle Nazioni Unite si riferiva soprattutto a Hezbollah e alla Siria. Entrambi hanno, infatti, sempre criticato l’inchiesta delle Nazioni Unite, considerandola un’indebita interferenza negli affari mediorientali.

Hezbollah, il “Partito di Dio”, che siede nel parlamento libanese e ha alcuni ministri nel Governo in carica, ha negato ogni coinvolgimento nell’omicidio dell’ex premier e ha affermato di aspettarsi di essere preso di mira dal tribunale internazionale, definito senza mezzi termini un progetto israeliano.

Il Presidente siriano Assad, a sua volta, ha confermato ieri che un giudice siriano ha emesso mandati di cattura per 33 persone accusate di falsa testimonianza nei confronti dell’inchiesta delle Nazioni Unite. Con buona dose di faccia tosta, Assad ha anche aggiunto che i mandati di cattura non hanno un motivazione politica.

La questione Hariri è intricata e spinosa. In pieno stile mediorientale, non coinvolge solo il Libano ma tutta la regione: in particolare la Siria, da sempre sospettato numero uno, nonostante le ultime controverse dichiarazioni di Saad Hariri, figlio del premier ucciso e attuale Primo ministro.

Come vi abbiamo già raccontato su queste pagine, Saad Hariri aveva affermato che le accuse rivolte in passato a Damasco erano errate e aveva negato ogni coinvolgimento della Siria nell’omicidio del padre: un voltafaccia che aveva stupito molti, ma che si spiega nelle nuove rafforzate relazioni tra Beirut e Damasco.

L’unica certezza in questo scenario sempre più fumoso è che il lavoro del tribunale Onu rischia di dare fastidio a molti. Il tribunale delle Nazioni Unite era stato richiesto dallo stesso Governo libanese, che aveva accettato di pagarne la metà dei costi. Ma, oggi che i giochi sono cambiati e la Siria torna a far sentire la sua influenza sul Libano, l’inchiesta delle Nazioni Unite è un fastidio di cui Beirut farebbe volentieri a meno.

Inoltre, se l’accertamento dei fatti dovesse provare un coinvolgimento di Hezbollah (a loro volta in ottimi rapporti con la Siria), molti in Libano temono il rischio di nuovi disordini e violenze nel Paese dei cedri.

Non a caso, Ban Ki Moon ha dovuto sottolineare che la pace e la sicurezza in Libano dovrebbero essere qualcosa di diverso rispetto al processo giudiziario in corso. La realtà dei fatti, tuttavia, è molto diversa e la realpolitik mediorientale potrebbe non andare d’accordo con l'accertamento della verità.

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