Governo Letta: sulla legge elettorale è già scontro

Letta vorrebbe subito la riforma del Porcellum, ma sia Pdl che Pd frenano


Il ritiro dei ministri nell'abbazia di Spineto non ha dato i risultati sperati: il premier aveva immaginato questa riunione come un'occasione per "fare spogliatoio" e creare una squadra, ma alla fine le squadre sono rimaste due e ancora su campi opposti. Prima la lite tra Letta e Alfano per la manifestazione Pdl di sabato – culminata nella decisione di non far partecipare i ministri a eventi politici fino alle amministrative – poi i distinguo dalle varie parti della maggioranza sulle prossime mosse.

E se venerdì prossimo il Consiglio dei ministri sarà chiamato a risolvere la questione della rata Imu di giugno e della Cassa integrazione – e non sono ammessi altri rinvii – subito dopo si dovrà cominciare a parlare di riforme. Per Enrico Letta, la priorità è cambiare la legge elettorale: lo aveva già detto nell'intervento programmatico alla Camera, lo ha ribadito a Spineto, che bisogna cambiare il Porcellum per mettere una "rete di protezione" al Governo. Visto che con questa legge elettorale non si può tornare a votare, bisogna cambiarla subito per impedire che "se la situazione precipitasse" ci si ritrovasse di nuovo senza maggioranza.

Una posizione, sollecitata evidentemente dal Quirinale, diametralmente opposta a quella avuta dai governi precedenti, che hanno preferito rimandare la riforma elettorale per paura che questo incidesse sulla stabilità dell'esecutivo. E infatti l'idea di Letta è già stata bocciata in modo trasversale dalla sua maggioranza: Alfano ha nei giorni scorsi escluso l'idea di un ritorno al Mattarellum (su cui Letta avrebbe avuto i voti del M5S), quindi la palla passa nelle mani del ministero delle Riforme. E Gaetano Quagliariello ha espresso dubbi sul ritorno al sistema precedente, e anche sull'idea che si faccia ora una legge ordinaria per cancellare il Porcellum e in un secondo momento si modifichi l'architettura istituzionale. A fargli eco è stato ieri il capogruppo Pdl al Senato Schifani che ha messo un altro paletto: la legge elettorale si potrà cambiare solo dopo le altre riforme istituzionali.

Quindi bisognerà prima tagliare il numero dei parlamentari, rivedere il bicameralismo e istituire il Senato delle Regioni, e solo dopo cambiare il Porcellum. E i tempi inevitabilmente si allungano, con il rischio che per fare tutto si finisca per non fare niente. Anche perché, prima di mettere mano alle riforme, si deve capire che fine farà la Convenzione che doveva essere chiamata a scriverle. Dopo lo stop di Berlusconi e i dubbi diffusi, è molto probabile che non se ne faccia niente e che le riforme partano per via parlamentare, ma Letta è ancora legato all'idea della Convenzione per le riforme e potrebbe tornare alla carica, a costo di allungare i tempi.

E ad allungare i tempi punta uno schieramento trasversale Pd-Pdl: se il centrodestra preferisce tenere sulla corda il governo, anche se non sembra esserci una vera intenzione di mandarlo in crisi, tra i Democratici c'è il terrore che l'esecutivo cada prima che il Partito si sia "rimesso in sesto" con il congresso in autunno e un nuovo segretario "vero".

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