Governo, Letta punta ai “100 giorni”. Ma chi decide è il Cav

Una volta quando si faceva trangugiare al malato perplesso uno sciroppo medicamentoso, per convincerlo, gli si diceva perentoriamente: “Mandalo giù, tanto male non fa”. Ecco, si può dire la stessa cosa del ritiro nell’abbazia di Spineto fatto dal premier Letta e dai suoi ministri?

Lasciando da parte il match fuori … partita, addirittura nel pullmino fra il premier Letta e il vice premier Alfano sul fattaccio della piazza(ta) di Brescia, a preoccupare è il bis dello scontro ripetuto poi nel meeting a porte chiuse fra le due anime interne all’esecutivo (quella del Pdl e quella del Pd) sul nodo cruciale della riforma della legge elettorale.

Letta ha un bel dire: "Noi dobbiamo lavorare sulle politiche, non dobbiamo concentrarci sullo scontro della politica, altrimenti ci fermiamo al primo metro". La riforma della politica, ha aggiunto il premier, "non può più fallire". Così venerdì il decreto Imu e Cig e poi il piano lavoro. Chiosa Letta: “Lavoro - soprattutto per i giovani - casa, nuova fiducia per far ripartire il Paese e riforme. Sono questi i quattro capitoli sui quali il governo vuole intervenire nei primi cento giorni”.

Tutto bene, allora? Non scherziamo! I giochi veri si fanno altrove e la pesantissima richiesta di condanna per Berlusconi fatta ieri a Milano dal pm Ilda Boccassini sul processo Ruby accende sicuramente la miccia di una bomba ad orologeria dalle conseguenze imprevedibili.

Tant’è che dal Pdl – sul punto incandescente dell’abbattimento del “porcellum” e sulla nuova legge elettorale – è arrivato il solito balletto dei distinguo (“Le priorità del Paese sono altre”), equivalente a un vero e proprio niet. Qui siamo, più o meno dove eravamo all’inizio dell’avventura di questo nuovo governo imposto da Napolitano.

Dice Stefano Folli: “Uno dei test, come si dice in questi casi, per verificare la buona salute del governo e della sua larga maggioranza è la legge elettorale. Enrico Letta ne ha parlato come di un'urgenza, di un paracadute per evitare che nel caso estremo di un ritorno disordinato alle urne si debba ricorrere ancora una volta all'attuale, esecrato "porcellum".

Se questo è o dovrà essere il test dei prossimi giorni, a Letta e al suo governo non serve un medico, ma un prete. Per l’estrema unzione.

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