Convenzione per le riforme: Letta insiste e propone una nuova formula

Sarà suddivisa in due organi, un comitato di esperti e le commissioni Affari Costituzionali riunite

Enrico Letta
Dall'abbazia di Spineto, in mezzo ai dissidi tra le componenti del governo, riemerge l'idea della Convenzione per le Riforme, lanciata dal premier Letta e poi affossata da Berlusconi e dalle difficoltà pratiche: quando ormai si dava quasi per certo che l'idea sarebbe stata accantonata, il presidente del Consiglio è tornato alla carica proponendo una nuova formula che semplificherebbe la nascita della tanto sospirata Convenzione e la metterebbe al riparo dalle accuse di incostituzionalità.

LA "nuova" convenzione sarà in realtà suddivisa in due organismi: un comitato di 20 "saggi" scelti da costituzionalisti provenienti da varie aree politiche (e si fanno ovviamente i nomi di Rodotà e Zagrebelsky) e la "convenzione" vera e propria che sarebbe formata dalle due commissioni Affari Costituzionali di Camera e Senato riunite.
Nelle parole di Letta:

Lavoreremo perché il Parlamento avvii un dibattito dal quale nasca rapidamente- parlo di giorni, massimo settimane - una legge costituzionale che istituisca la convenzione, che dovrebbe essere un organo composto dai componenti delle commissioni affari costituzionali di Camera e Senato, i presidenti delle commissioni dovrebbero presiedere questo organismo, ovvero Anna Finocchiaro al senato e Francesco Paolo Sisto alla Camera.

La commissione di saggi, una volta insediata, avrebbe 100 giorni per preparare un progetto organico di riforme che comprenda quelle previste nel programma di governo, ovvero la riduzione del numero dei parlamentari, il superamento del bicameralismo perfetto, la nascita del Senato delle Regioni e di conseguenza la nuova legge elettorale. La proposta verrà poi presentata al governo che, tramite il ministero delle Riforme, lo tramuterà in legge.

A questo punto la legge passerà all'esame della Convenzione formata dalle due commissioni riunite, che avrà il potere di emendarla (ma non di redigerla, come nell'idea iniziale della Convenzione). Una volta terminato l'esame delle due commissioni, il testo potrà essere votato dall'Aula. E se alla fine l'Aula lo boccerà? Questo è il timore diffuso nel governo, anche perché si tratta di una legge che riduce i parlamentari e abolisce il Senato così com'è adesso, quindi si dovrà chiedere a deputati e senatori di votare contro i loro interessi. Per cercare di diminuire i rischi si parla già, oltre che di voto palese, anche della possibilità di richiedere il voto in seduta comune. In ogni caso, se la legge dovesse passare con una maggioranza inferiore ai due terzi del Parlamento, c'è la possibilità che si vada al referendum.

Foto © Getty Images

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