Italia - Serbia: chi sono gli ultrà nazionalisti che hanno bloccato la partita

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Ieri sera a Genova, a Marassi, la partita Italia - Serbia è stata interrotta dopo appena 5'36'' a causa dei disordini provocati dagli ultras serbi. Si legge qualcosa su calcioblog, con molte immagini della "partita". Noi cerchiamo invece di analizzare cosa ci sia dietro a questi gruppi violenti che già al gay pride di Belgrado avevano purtroppo fatto parlare di loro con 150 feriti e 71 arresti.

Partiamo dall'orientamento politico: Stefano Nazzi sul Post scrive di milizie parafasciste e nazionaliste, sul Fatto Quotidiano Stefano Citati invece ci spiega che

vestiti di nero come i black-bloc che Genova ricorda, ma il loro credo è il nazionalismo e i loro gesti sono di guerra. Gli ultrà serbi fanno dell’orgoglio patrio la loro bandiera e di ogni occasione una sfida. In questi giorni in cui si commemora l’anniversario della caduta di Milosevic – il 5 ottobre – gli estremisti sono in lutto per la fine della Grande Serbia e ricordano il tradimento della comunità internazionale che intervenne per salvare il Kosovo bombardando le terre sacre al nazionalismo di Belgrado

abbiamo quindi inquadrato l'orientamento politico di questa sommossa: estrema destra nazionalista. Cercando in giro, si scopre che ovviamente non è un problema sorto ieri, quello della violenza ultras dei tifosi serbi - e non solo di quelli al seguito della nazionale...

Sul SouthEastEurope Times
ho trovato un pezzo di qualche mese fa che suona quasi ironico: il titolo di apertura è "Serbia resolves to end football violence in 2010", ovvero "La Serbia è decisa a chiudere con la violenza negli stadi nel 2010".

Prima che finisca il 2010 ci sono ancora un paio di mesi: quello che non era specificato era il "come" debellarla, forse non si aspettavano la probabile radiazione dalla competizione - ieri si giocava per le qualificazioni a Euro 2012 - o una stangata fatta di molte partite da giocare a porte chiuse.

Naturalmente la Serbia e i tifosi serbi non sono solo l'accozzaglia di criminali che avete visto ieri sera. C'è una maggioranza sana in Serbia, che cerca di portare il paese verso una integrazione il più completa possibile con l'Europa, mentre c'è una fazione minoritaria ma decisamente rumorosa che resta nazionalista e legata all'idea della "Grande Serbia", quelli di ieri sera.

Va detto però che oltre alle parole del governo, ci sono anche le azioni. E i giornalisti minacciati di morte, quando si occupano dei traffici con le quali le curve si finanziano:

Brankica Stankovic, giornalista televisivo e della radio B92 ha ricevuto minacce di morte dagli ultras dopo avere scritto delle attività criminali in cui sarebbero coinvolti i gruppi ultras serbi.

"Non sono minacce che mi preoccupano, mi preoccupa il fatto che questi ultras abbiano ancora un potere così grande (...) è uno scandalo che i giornalisti in Serbia debbano lavorare con la scorta della polizia. E tutto questo accade da quando lo Stato ha deciso di trattare con loro"

Per cercare di colpire al cuore la violenza serba, il procuratore di Stato Slobodan Radovanovic aveva proposto di sciogliere, impedendone la riformazione, 14 gruppi di ultras. Proponeva tutto questo perché i gruppi in questione sostenevano "un attacco violento alla costituzione, l'aggressione a minoranze in totale sfregio dei diritti umani, incitando all'odio razziale, religioso ed etnico (...) Non hanno niente in comune con lo sport, ma hanno molto in comune con la criminalità organizzata"


Che cosa volevano mostrare gli ultras serbi ieri sera? Che avevano ancora il potere, che potevano ancora fare quello che volevano. E che la strada per l'integrazione europea del Paese è più in salita di quanto si creda. Se volete leggervi un ottimo pezzo in inglese sulla situazione serba - della BBC - lo trovate in questa copia cache.

Se invece volete leggere la testimonianza di uno che era allo stadio ieri sera, e nel settore degli ospiti, cioè dei tifosi della Serbia, leggetevi un altro calcio, ottimo blog dedicato al gioco più bello del mondo firmato da Alessandro Gori

Molti si sono chiesti qual era il problema con gli ultras serbi. È difficile pensare che si tratti di un discorso politico premeditato, che ci fosse la volontà di non far disputare la partita per sabotare il Presidente della Federazione Serba Karadžić, osteggiato con canti a più riprese anche oggi. Forse si tratta di puro e semplice huliganizmo, con la volontà e il narcisismo di farsi notare ora che si può circolare liberamente in Europa Occidentale?

I danni all’immagine del paese sono comunque incalcolabili, specie in un momento delicato come questo, a pochi giorni dai noti avvenimenti della citata Gay Parade e con i negoziati in corso per il lunghissimo avvicinamento del paese all’Unione Europea. Per non parlare della fatica di presentare un’immagine diversa della Serbia rispetto a quella decisamente negativa, manichea e di parte, emersa durante i conflitti degli anni Novanta nell’ex Jugoslavia.

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