Tornano a Roma le "tute blu", opportunità e rischi.

Le “tute blu” tornano oggi a Roma, iceberg di una classe operaia, non più mitica e non priva di debolezze e limiti, ma presente (ricordando Gramsci) “in carne e ossa”: italiani che non delegano i propri destini di lavoratori e di cittadini.

La manifestazione nazionale della Fiom-Cgil è un segnale positivo, pur contenendo rischi pesanti che vanno al di là del perimetro sindacale e del mondo del lavoro.

La piattaforma del sindacato dei metalmeccanici della Cgil non è priva di lacune ma indubbiamente ruota su un concetto cui è difficile non essere d’accordo: difesa dei diritti e delle conquiste dei lavoratori, non fare pagare i costi dalla crisi (solo) alle fasce più deboli, lottare per scelte politiche per lo sviluppo industriale ed economico.

Ma con altrettanta chiarezza va ribadito, senza eccezione alcuna, non solo il carattere pacifico della manifestazione odierna (spetta per primi ai lavoratori difendere questo carattere pacifico) ma più in generale che il discrimine per partecipare alle proteste sindacali è la democrazia e la non violenza: chi non li assume come principi permanenti è bene che non scenda in piazza ed è bene che venga isolato e battuto politicamente.

Non solo con il dibattito ma anche con sanzioni disciplinari (nel sindacato) e con sanzioni penali (facendo valere le regole e le leggi).

Ultima questione: la manifestazione romana (più in generale la Fiom come sigla sindacale) non è l’occasione per unire il dissenso degli italiani contro Berlusconi e contro il suo governo, cui non vanno sottaciuti responsabilità ed errori.

Il pansindacalismo resta una trappola: il sindacato non sostituisce il partito e/o i partiti: deve agire sulla base di proprie piattaforme rivendicative, in piena autonomia, dai governi, dai partiti, dai padroni.

Altra cosa è chiedere adesioni e sostegno a chi ci sta. In questo senso non fa (ancora una volta) bella figura il Pd, diviso anche su chi va in piazza e chi sta a casa.

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