Irresponsabili chi? I lavoratori in piazza o Berlusconi in villa?

Non c’è solo l’Italia di uno come il ministro La Russa impegnato ad armare i nostri aerei di bombe e missili per bombardare l’Afghanistan e a far tornare in patria le salme dei Savoia.

C’è anche l’Italia della proposta e della protesta della grande pacifica piazza della Fiom-Cgil di ieri a Roma che anticipa un annunciato sciopero generale.

Non ci sono miti da rispolverare (il baluardo delle tute blu, l’egemonia della classe operaia ecc.): c’è solo da prendere atto di una volontà di risposta a chi in nome del mercato senza regole vuole cancellare diritti e conquiste storiche e a una destra che vuole togliere dignità “culturale” al lavoro, cancellare sindacati e partiti dei lavoratori, per un colpo decisivo alla Costituzione.

Lo scontro è fra un Paese che lascia le scuole senza insegnanti, matite e carta igienica, che invita i giovani laureati a mettersi in proprio per cercare fortuna e una Italia che vuole uscire dalla crisi con lo sviluppo, non una fotocopia dei paesi sottosviluppati.

La Fiom e la Cgil non sono privi di limiti ed errori, tutt’altro. Ma non si può addebitare a loro, come fa irresponsabilmente il ministro Sacconi, le colpe della crisi e non si può dire semplicisticamente che restano ancorati al secolo scorso, rottami in estinzione, frange isolate.

Non è così perché c’è un vento che soffia in Europa, con scioperi e proteste in Spagna, Francia, Grecia, Gran Bretagna che dicono no all’uscita dalla crisi colpendo i ceti più deboli. Si sente il bisogno di una nuova e più equa politica di sviluppo, di una società non più basata sulle furbate, sulle cricche, sull’economia finta, sui valori effimeri.

Persino la Banca d’Italia sconfessa le inutili trovate di Tremonti e le balle della politica di Berlusconi: in Italia non c’è ripresa, c’è una disoccupazione reale dell’11%, i consumi sono bloccati, c’è rischio per la tenuta sociale, abbiamo davanti un futuro molto incerto. Questo è il quadro.

I disfattisti non sono i lavoratori ieri in piazza San Giovanni. Disfattista è il governo e chi, irresponsabilmente, ancora l’appoggia.

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