Comunisti a Livorno. L'Adro di sinistra è servita su un piatto. Soltanto che...


Una legge politica non scritta del giornalismo prescrive che ad atto negativo verso le proprie posizioni vada opposta una reazione uguale e contraria. È accaduto più volte in passato (vedi caso Boffo e la questione Berlusconi-Antigua sollevata da Report come ultimi casi) e accade nuovamente in questi giorni a Livorno.

Il Giornale scova una scuola materna da cui pendono bandiere comuniste e la contrappone ai noti fatti di Adro. Peccato che non sia esattamente la stessa cosa, e vediamo perché.

La scuola di Adro è stata utilizzata dal sindaco per fare propaganda, su questo non piove, e anche se possiamo discutere sul simbolo del sole delle alpi, che di per sé non sarebbe un'invenzione leghista, gli intenti finali sono chiari.

A Livorno invece troviamo una materna proprio sotto il muro in cui Gramsci e Bordiga fondarono il Partito Comunista Italiano, quasi 80 anni fa. Un luogo storico, dunque, che viene giustamente celebrato da una targa, così come ne troviamo in molti altri posti che formano la memoria dell'umanità, indipendentemente dal giudizio che se ne possa dare. Ricordiamo per esempio tutti i simboli fascisti presenti a Predappio, paese natio di Benito Mussolini. Vanno rimossi anche quelli? Certamente no, finché sono puramente rappresentativi della memoria storica.

Inutile e infantile dunque l'iniziativa del Ministro Gelmini che manda sul posto degli ispettori che avrebbero certamente di meglio da fare.

Una sola cosa stona in tutta questa storia: che le bandiere rosse presenti al fianco della targa siano quelle dei Comunisti Italiani, che - scusatemi il termine - ma non c'entrano una beneamata mazza. Il sindaco di Livorno farebbe bene a rimuoverle e sostituirle con una bandiera comunista vera e che non richiami alcuno dei partiti attuali che, con tutto il rispetto, con la storia d'Italia c'entrano davvero poco.

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