Rassegna stampa estera: i giovani in fuga dall'Italia




Vari media stranieri si sono concentrati nell'ultimo mese su quello che può essere considerato uno dei peggiori mali del nostro paese: la grave condizione dei giovani.

Un'eco del fenomeno è giunta perfino negli Stati Uniti, dove Time ha dedicato un lungo articolo, molto ben fatto, a spiegare "perchè i giovani italiani se ne vanno":

Gli italiani senza formazione universitaria lavorano spesso in nero, facendo ogni sorta di lavori, ma i laureati, o più in generale quelli con maggiori aspirazioni, incontrano maggiori difficoltà a trovare un lavoro coerente con gli studi effettuati. Il tasso di disoccupazione dei laureati italiani tra i 25 e i 29 è del 14%, più del doppio rispetto al resto dell’Europa e molto superiore a quello dei coetanei meno istruiti.

Gli italiani usano un termine per descrivere questo problema: gerontocrazia, o predomino degli anziani. Gran parte dell’economia è volta alla cura dei più anziani. Mentre il paese spende relativamente poco per alloggi, disoccupazione e cura dei figli, spese sulle quali i giovani contano per lanciare la propria carriera, ha mantenuto alcune delle pensioni più elevate in Europa, in parte ricorrendo pesantemente ai prestiti. Questo squilibrio si estende al settore privato, dove corporazioni nazionali e una radicata cultura dei senior hanno portato i lavori migliori fuori dalla portata dei giovani. L’Italia ha sempre sofferto di un sistema gerarchico, con i giovani che devono sottostare all’autorità dei più anziani fino a quando non arriva il momento di prenderne le redini. “Non sei considerato esperto in base al curriculum vitae, alle abilità o alle capacità, ma solo in base all’età,” spiega Federico Soldani, 37 anni, un epidemiologo che ha lasciato Pisa nel 2000 e ora lavora a Washington, DC, per la Food and Drug Administration. “Quando sei sotto i 40, sei considerato giovane.” Il sistema ha funzionato, in una certa misura, fino a quando l’economia era in crescita. La pazienza ha ripagato chi era in lista d’attesa quando si sono aperte nuove posizioni lavorative. Ma con la crisi diffusa, il mercato del lavoro si è bloccato. “La coda non avanza più”, afferma Soldani. L’accesso ad alcune professioni, come la posizione lucrativa di notaio, è così limitata che il lavoro è diventato quasi di natura ereditaria. In un paese in cui il successo si costruisce sulle relazioni e sull’anzianità, solo gli amici e i figli dell’elite hanno la possibilità di far carriera. Per gli altri, il lavoro scarseggia, sono sottopagati e privati di qualsiasi responsabilità.

Anche la testata ceca Respekt si è accorta della situazione, e in un articolo intitolato "Non voglio più vivere qui" ha mescolato storie di vita e freddi dati statistici:

Nel paese, la disoccupazione giovanile cresce con impetuosità e ad oggi ha raggiunto la media del 27%. Ma anche chi possiede un titolo universitario non ha garanzia di un futuro migliore. Di esempi ce ne sono molti. Valeria Morselli, 25 anni, ha studiato greco e latino e, grazie al programma europeo Erasmus che le ha permesso dei soggiorni di studio all’estero, parla perfettamente inglese, francese e tedesco. La conoscenza di lingue straniere in Italia è un grande vantaggio, ma nonostante questo Valeria ha cercato lavoro per molto tempo senza successo. Alla fine, ha trovato un posto come receptionist in un hotel e, come dice lei stessa, “non ho studiato tanto solo per finire a fare questo lavoro”. Ha contattato quindi alcune università all’estero e con sua sorpresa ha ricevuto risposte immediate, una perfino “dove mi offrivano un contratto di lavoro in Canada, già pronto”, racconta Valeria. A breve Valeria partirà per Winnipeg con il suo ragazzo, che ha studiato diritto internazionale ed anche lui con misere possibilità di lavoro in Italia. Valeria ormai non conta di tornare più in Italia, perché “voglio avere una famiglia anche io”, dice.(..) Cosa è successo all’Italia, un tempo terra di cultura e di istruzione e ora un luogo da cui i giovani fuggono? Le ragioni si possono forse trovare nella storia. L’Italia rinascimentale era nel XV e XVI secolo la terra più avanzata e ricca di tutta Europa. Vi lavoravano non solo i più famosi pittori e scultori del tempo, ma vi fiorirono anche le prime banche e università prestigiose, vi risiedevano gli artigiani più abili, costruttori di palazzi e armatori. Tuttavia il paese, nel corso dei secoli a poco a poco cadde in decadenza e non solo a causa della mancanza di uno stato nazionale che supportasse lo sviluppo. Lo sviluppo economico venne bloccato da corporazioni e gilde che custodivano gelosamente il loro status e si difendevano da qualsiasi concorrenza. Chi aveva la fortuna di nascere in una famiglia di vetrai o di commercianti di tessuti aveva un futuro assicurato. Chi si accostava alla professione come garzone, poteva sperare al massimo di diventare un operaio con uno stipendio fisso. Lo sviluppo si fermò e l’Italia lentamente si impoverì e rimase arretrata. Uno sviluppo simile sta accadendo nell’Italia odierna dove la fossilizzazione della società perdura già da oltre vent’anni. Con maggiore frequenza, le carriere lavorative vengono ereditate di padre in figlio. A chi non nasce in una famiglia di farmacisti, avvocati, notai, giornalisti o commercianti e a chi non ha nessun tipo di conoscenze o amicizie nell’ambiente, viene sbarrato il passo. La situazione può essere cambiata solo da riforme profonde nell’università, nelle libere professioni e nel mercato del lavoro. Il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, da uomo che si è fatto da sé, promise l’attuazione di queste riforme all’inizio della sua carriera politica. Dopo 18 anni però i risultati si fanno ancora attendere. Basta guardare la politica stessa: un parlamentare di 55 anni è da tutti considerato come “un politico giovane di aperte prospettive”. Rita Clementi e gli altri hanno risolto il problema da soli, lasciandosi alle spalle la penisola. In questo modo però accelerano la caduta di un paese che sta perdendo i suoi pezzi migliori.

Fa un certo effetto accostare queste fosche previsioni alle recenti parole di Silvio Berlusconi sui giovani, che sono state riprese - tra gli altri - da The Guardian e El Mundo. Quest'ultimo ha scritto:

Alla ragazza che gli ha fatto una domanda sui problemi dei giovani a trovare lavoro, Berlusconi ha consigliato di non pensare unicamente al posto fisso e di optare per cercare di crearsi qualcosa con le proprie mani, come ha fatto lui. “Con il mio passato non posso fare altro che consigliarvi di non pensare solo ad essere assunti da un’impresa, ma di fare qualcosa voi stessi. E’ così che ho iniziato io, e anche se non avevo soldi si è presentata l’occasione di creare qualcosa di importante”, ha dichiarato. Ai giovani ha consigliato inoltre di andare a lavorare all’estero con un lavoro che “guardi all’Italia da Berlino o New York”. A tale proposito Berlusconi è tornato a parlare della “convenienza” di cercarsi un ragazzo ricco e ha aggiunto che lui proprio per questo ha una lunga lista di ragazze che vorrebbero sposarsi con lui. “So che mi criticheranno, ma devo dirlo: fanno la coda per sposarsi con me, dato che sono simpatico, ho i soldi e dicono che non sia affatto male a letto. Inoltre pensano che sono vecchio quindi erediteranno presto” ha detto, provocando risate fra gli assistenti. Berlusconi ha ricordato come qualche anno fa ad una giovane ha consigliato di trovarsi un ragazzo milionario per sistemarsi per la vita e questa domenica ha reiterato: “Non è un consiglio fuori dalla realtà, bensì un suggerimento anche per voi, anche per i ragazzi”

  • shares
  • Mail
1 commenti Aggiorna
Ordina:

I VIDEO DEL CANALE NEWS DI BLOGO