Esteri: il giro del mondo in tremila battute

Medio Oriente: Israele, al via il Likud modello Tea Party. Prendi gli attivisti di un partito di destra (il Likud) insoddisfatti perché il loro partito non è abbastanza a destra, aggiungi un Barack Obama da trasformare in bersaglio di tutte le critiche e voilà, la ricetta del Tea Party è pronta per essere esportata ad ogni latitudine.

In Israele non c’è una riforma sanitaria da attaccare o una minaccia socialista da agitare come spauracchio, ma in compenso c’è l’annosa questione degli insediamenti dei coloni in Cisgiordania. E, soprattutto, c’è un Barack Obama dall’altra parte dell’oceano che chiede di sospenderne la costruzione per agevolare il processo di pace.

Il blocco degli insediamenti è un punto cruciale dei negoziati tra Autorità nazionale palestinese (Anp) e Israele. Ricordiamo che una prima moratoria è scaduta il 26 settembre, ma l’Amministrazione Usa ne chiede a più riprese una prosecuzione.

Un gruppo di attivisti del Likud che si oppongono alla congelamento delle colonie ha deciso così di ispirarsi al Tea Party statunitense per creare un nuovo movimento di protesta.
La prima uscita pubblica del Tea Party avrà luogo domenica, con un raduno alla Zionist Organization of America House di Tel Aviv; lo slogan, manco a dirlo, è “"Saying No to Obama".

Oggetto delle contestazioni del Tea Party è anche la politica del Premier israeliano Benjamin Netanyahu, considerata troppo morbida e condizionata dalle pressioni dell’Amministrazione Usa. La decisione di formare un Tea Party, come dichiara la pagina Facebook creata dai militanti, è nata da un senso di frustrazione nei confronti di quello che viene considerato come un vuoto politico a destra.Ma è l’intero processo di pace con i palestinesi ad essere nel mirino degli attivisti, secondo i quali Israele si sarebbe ormai adeguato ai negoziati per una sorta di inerzia e di abitudine, piuttosto che per una reale necessità o difesa dei propri interessi.

All’incontro di domenica, promosso dall’ex deputato Michael Kleiner, hanno già aderito alcuni membri del Likud che siedono attualmente nei banchi della Knesset come Danny Danon, Ayoob Kara e Yariv Levin. Gli ingredienti per un Tea Party sembrano esserci (quasi) tutti: politici di professione (alcuni ancora in sella, altri meno) che soffiano sul fuoco della protesta più una retorica populista che accusa il Governo di non essere abbastanza fermo nel proteggere gli interessi dei propri cittadini. Manca, per ora, quella massiccia partecipazione popolare che rende il Tea Party americano una forza elettorale in grado di impensierire gli avversari.

Quella si potrà constatare solo dal numero di partecipanti che interveranno all’incontro di domenica. Se il modello dovesse avere successo, il Tea Party finirebbe col saldarsi con i settori più oltranzisti dei coloni, con l’eventualità tutt’altro che remota di sposarne quel fondamentalismo religioso (altro ingrediente di un Tea Party che si rispetti) che gli israeliani laici vedono con preoccupazione.

A quel punto il mix rischierebbe di essere veramente esplosivo e il già disastrato processo di pace rischierebbe di incontrare sul suo percorso molti più ostacoli rispetto a quelli già esistenti.

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