Rassegna stampa estera: Berlusconi e l'Italia oltre il Bunga Bunga


Berlusconi è in queste settimane in cima alle attenzioni della stampa estera che si occupa dell'Italia. E non solo per il bunga bunga o per la crisi della spazzatura di Napoli. Ci sono anche altre notizie legate al nostro Presidente del Consiglio che hanno ispirato articoli oltre confine.

Prendiamo ad esempio l'ennesimo scontro con Santoro. Sebbene sia avvenuto per interposta persona (Masi), secondo il britannico Guardian si è trattato di una "vendetta di Berlusconi":

I suoi sostenitori lo considerano il Jeremy Paxman italiano, un presentatore televisivo aggressivo, ma acuto. Il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, proprietario della maggior parte delle emittenti televisive private del Paese e che controlla indirettamente l’emittente pubblica RAI, lo considera un pericoloso uomo di sinistra. Ecco a voi Michele Santoro, l’eroe temporanamente sospeso della televisione d’informazione italiana.

Santoro, presentatore del più seguito programma d’approfondimento politico Annozero è stato sospeso per due settimane dal direttore generale della RAI, Mauro Masi . (..)Diversamente da molti dei suoi colleghi, Santoro ha l’abitudine di gettare luce sugli angoli bui dell’impero politico e mediatico di Berlusconi, coprendo accuse di appalti truccati, presunte frequentazioni di prostitute, e accuse di legami in passato con la mafia. Berlusconi ha minimizzato svariate inchieste. A quel che si dice, ciò che veramente lo fa infuriare è scoprire gli indici d’ascolto raggiunti dal programma di Santoro – cifre che crescono ogni volta che si immagina il Presidente del Consiglio spinga qualche funzionario della RAI a sabotare il programma. (..)

In America, il Time ha cercato di spiegare "Come Berlusconi usa le donne in TV":

Niente di nuovo che la TV italiana trasmetta tette, chiappe e stupidaggini. Tutto questo sta rimbambendo gli spettatori dagli anni ’80, quando le televisioni di Silvio Berlusconi, che prima di entrare in politica era un semplice businessman del settore dei media, rivoluzionarono le trasmissioni mettendo gli italiani a dieta di soap opera americane, calcio e sesso attraverso l’impero di Mediaset. Questa formula però non ha solamente inciso sugli indici d’ascolto televisivi, ma è riuscita anche ad incoraggiare le fortune politiche di Berlusconi. (..) se anche venisse buttato fuori domani, Berlusconi lascerebbe un’eredità duratura. I suoi spettacoli TV sono fatti apposta per questo. “Berlusconi ha cambiato la cultura dell’Italia prima di averne cambiato la politica” dice Alexander Stille autore del Saccheggio di Roma, un libro sulle tattiche di potere di Berusconi. “Ha introdotto la cultura del lusso e del sesso, cultura estremamente diversa dalle tradizioni di austerità promosse dal Cattolicesimo e dal comunismo. Il suo controllo delle TV commerciali rivela che lui è l’unico politico al mondo ad aver creato e modellato il proprio elettorato ancor prima che l’elettorato lo eleggesse”. (..) Il cuore della cultura berlusconiana è la velina, o showgirl, che viene proposta agli italiani ogni giorno come la pasta. Certe veline stanno semplicemente zitte mentre i presentatori maschi parlano. Altre fanno passi di danza o chiacchierano con gli ospiti, com’è avvenuto, ad esempio, con l’allenatore dell’Inter Josè Mourinho all’inizio dell’anno. Altre fanno sciocchi giochi mettendo bene in evidenza le gambe, o azzardano coraggiose docce con acqua fredda indossando attillatissimi abiti. Alcune semplicemente si denudano: recentemente la pagina web di Mediaset ha pubblicato un video con una bionda calata in un sacco nero della spazzatura che veniva pian piano abbassato per rivelarne i seni. Degradante? Non c’è dubbio. Ma l’importanza di queste ragazze nell’Italia di Berlusconi non va scemando. “In passato ricevevamo dalle 10 alle 15 domande alla settimana” racconta Gabriele Bertone, un agente milanese che si occupa di scoprire nuovi talenti. “Ora riceviamo centinaia di richieste”. Un recente sondaggio condotto a Milano tra giovani ragazze, ha rilevato che la professione più ambita è quella della velina. (..) Pian piano la velina ha acquisito una funzione politica al pari del suo ruolo sessuale. Sebbene solo diciottenne, Noemi Letizia – la cui relazione con Berlusconi l’estate scorsa ha fatto esplodere piccanti rivelazioni sulla stampa – conosce bene le regole del gioco. “Io voglio diventare una persona dello spettacolo” riferì ad un quotidiano italiano. “Sono anche interessata alla politica e potrei essere una candidata alla Camera. Papi Silvio si prenderebbe cura di tutto questo”. Lo scorso anno, giusto per formalizzare questo legame tra politica e showgirls, Berlusconi ha nominato Mara Carfagna, trentaduenne, ex velina e modella che ha posato nuda, suo Ministro per le Pari Opportunità

Lo spagnolo El Pais si è concentrato sulle vicende di spionaggio che hanno recentemente coinvolto il premier:

Se mancava qualcosa di sordido in questo impudico crepuscolo della Seconda Repubblica Italiana, era un caso di spionaggio a tappeto nei confronti di personaggi famosi e percepiti come nemici da Silvio Berlusconi. La mancanza è stata colmata ieri, quando un militare della Guardia di Finanza, Fabio Diani, è stato arrestato a Pavia con l’accusa di accesso abusivo agli archivi segreti della polizia tributaria con lo scopo di spiare gli avversari del primo ministro. L’ordine di arresto del giudice del Tribunale di Milano afferma che il militare si è introdotto “un migliaio di volte” nella banca dati ufficiale del Tesoro per ricavare informazioni riservate, personali e patrimoniali, su giudici, imprenditori, giornalisti e oppositori. Secondo l’accusa il militare passava questi dati a Giacomo Amadori, cronista di punta di Panorama, settimanale ed emblema dell’impero Mondadori di proprietà di Berlusconi. Nella lista degli spiati compaiono, tra gli altri, il noto giornalista Marco Travaglio, frusta abituale del Cavaliere; la prostituta di lusso Patrizia D’Addario, che ha raccontato al mondo le feste tenute a Palazzo Grazioli con il primo ministro, e il giudice Alberto Mesiano, che qualche mese fa ha condannato la Fininvest, holding del magnate milanese, a indennizzare la CIR, gruppo del quotidiano La Repubblica, con 750 milioni di euro per i danni causati da un processo ingiusto.

Secondo il Guardian, tuttavia, "i problemi dell'Italia non si limitano a Berlusconi":

La disoccupazione giovanile e femminile è alle stelle, il lavoro precario diffuso, e l’Italia ha uno dei tassi più elevati in Europa di morti sul lavoro. Il governo, malgrado l’enorme fardello del lavoro femminile non retribuito (alcune statistiche indicano che la settimana lavorativa delle donne sia pari a 60 ore), sta cercando di alzarne l’ età pensionabile. Un altro indicatore del totale disprezzo per qualsiasi forma di progresso sociale viene dalla legge che consolida la pratica di non retribuire il lavoro di ricercatori e professori. (..) Un Paese dotato di una costituzione postbellica in cui ufficialmente il libero mercato è subordinato al benessere sociale è ora pieno di forme di ipersfruttamento in cui la fame per il profitto a breve termine si traduce in un’estrema iniquità e in una deplorabile degenarazione dei diritti civili e sociali – ne è testimone l’ultimo attacco sferrato dalla Fiat contro i contratti collettivi, in cui si mette in gioco il futuro di tutta l’azienda in Italia. Queste sono alcune delle realtà dietro alle oscene pagliacciate di Berlusconi. I precedenti governi di centro sinistra non sono affatto privi di colpa a questo proposito, avendo promosso molte delle “liberalizzazioni” che hanno creato uno scenario assai tetro per la gente comune. E’ poco probabile che un eventuale spostamento verso il centro delle politiche di governo (che per quanto assurdo sembri, potrebbe coinvolgere il post-fascista Fini) riesca ad affrontare questi problemi. Eliminare Berlusconi senza affrontare radicalmente il modo in cui l’intera società è arretrata nel corso degli ultimi due decenni, vorrà semplicemente dire che l’Italia diventerà, prendendo in prestito uno dei motti del centro sinistra, “un Paese normale” – vale a dire, nell’attuale contesto europeo e mondiale, un paese sempre più iniquo, pieno di pregiudizi e timoroso.

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