Per Berlusconi è meglio guardare le ragazze che essere gay

Berlusconi

Il Cavaliere non farà alcun passo indietro. Lo ha fatto sapere ai finiani e lo ha dimostrato ampiamente con le ultime esternazioni sarcastiche e omofobe rese oggi all'inaugurazione del salone del ciclo e motociclo alla Fiera di Milano-Rho.

"Io conduco un'attività ininterrotta di lavoro - ha affermato in quella sede il Presidente del Consiglio - e se qualche volta mi succede di guardare in faccia una bella ragazza, meglio essere appassionati delle belle ragazze che gay".

Le parole del Capo del Governo hanno ovviamente suscitato un'immediata tempesta di polemiche. Tra i primi a rilasciare commenti infuocati Paolo Patanè, presidente nazionale di Arcigay, il quale ha affermato che "questa frase è espressione di una cultura machista, arretrata e offensiva per le persone omosessuali ma anche per le donne"; il leader dell'Idv Antonio Di Pietro, per il quale "Berlusconi vive ancora nell'età della pietra... nell'era delle discriminazioni razziali, sessuali, etniche e religiose" e la vicepresidente alla Camera di Futuro e Libertà, Chiara Moroni, che considera le parole del Presidente del Consiglio "inaccettabili, volgari e offensive".

E durissime critiche sono arrivate anche da Livia Turco, dal vicepresidente vicario dei deputati Pd, Michele Ventura, dalla deputata del Pd Ileana Argentin, membro della commissione affari sociali della Camera, e dalla deputata (della medesima area) Paola Concia, da Aurelio Mancuso, presidente di "Equality Italia" ed esponente storico della comunità omosessuale, dal Presidente della Provincia di Roma Nicola Zingaretti e dal segretario del Prc-Federazione della sinistra Paolo Ferrero.

Quest'ultimo, in particolare, ha dichiarato che Berlusconi dovrebbe dare le dimissioni e farsi curare. Che il Presidente del Consiglio sia ossessionato dal gentil sesso appare evidente e, tuttavia, anche queste ultime esternazioni non sono così estemporanee e istintitive come, in prima battuta, potrebbero sembrare. Qui la "malattia" del Premier c'entra poco.

C'è, piuttosto, una precisa strategia dietro il sarcasmo da caserma e l'omofobia espressi in modo diretto ed eclatante, senza neanche la mediazione, questa volta, di una battuta o di una barzelletta triviale come quelle alle quali il Premier ci ha abitutato. Il riferimento è chiaramente a Nichi Vendola e alle forze politiche che, negli scorsi anni, si sono fatte promotrici, per la verità con scarso successo, di riforme sociali a favore degli omosessuali.

Il messaggio è rivolto alle fasce più conservatrici della società e ai cattolici integralisti: dove lo trovate un altro come me - sembra voler dire il Cavaliere -, che, pur con tutti i suoi vizi, vi traduce in provvedimenti legislativi ogni vostra richiesta in materia di famiglia, di bioetica, d'istruzione e così via?

Si tratta di una posizione spregiudicata, che può forse solleticare i calcoli machiavellici di qualche alto prelato, ma che non può che disgustare la melior pars del mondo cattolico e di quello laico. I danni maggiori che simili uscite arrecano sono, infatti, quelli che incidono sulle coscienze dei cittadini, soprattutto su quelle più fragili.

Se l'ostentazione delle proprie bravate sessuali ha un che del "me ne frego" di mussoliniana memoria, la battuta omofoba è espressione di una pedagogia autoritaria, i cui effetti devastanti purtroppo si coglieranno soltanto nel lungo periodo. Una pedagogia i cui contenuti (tutt'altro che nuovi) sono l'idea della supremazia assoluta e illimitata del potere e la degradazione della dignità umana a semplice merce di scambio.

Foto| Flickr.it

  • shares
  • Mail
67 commenti Aggiorna
Ordina:

I VIDEO DEL CANALE NEWS DI BLOGO