Esteri: il giro del mondo in tremila battute

Asia: Birmania, il partito dei militari vince le elezioni. I due principali partiti democratici di opposizione della Birmania hanno ammesso la sconfitta elettorale, anche se i risultati ufficiali non sono ancora stati resi pubblici.

L’annuncio è stato dato questa mattina, dopo che il partito dei generali USDP (Union Solidarity and Development Party) ha dichiarato di aver ottenuto l’80% dei seggi: una percentuale bulgara che lascia poco spazio ai dubbi sulla regolarità delle operazioni di voto.


Stati Uniti, George W. Bush: il waterboarding una misura dura ma efficace.
Alla fine è sempre una questione di definizioni. Quello che Obama ha definito tortura, George W. Bush definisce “tecniche di interrogatorio potenziate”. Il riferimento è al waterboarding, l’annegamento simulato utilizzato dagli agenti Cia nei confronti dei terroristi o sospetti terroristi incarcerati a Guantanamo.

Un po’ come in certi film d’azione hollywoodiani, quando il protagonista ficca ripetutamente la testa del cattivo di turno in una bacinella piena d’acqua finché il malcapitato non confessa. Peccato che sia stato praticato realmente negli interrogatori condotti dalla Cia a terroristi o a sospettati di terrorismo.

Le valutazioni di Bush sono contenute in Decision Points , la sua autobiografia pubblicata di recente: una sorta di auto-agiografia in cui uno dei Presidenti più discussi della storia statunitense tenta di riabilitare la propria figura agli occhi dei posteri togliendosi il cappello da cowboy e indossando quello da statista responsabile.

Ed ecco che, grazie alla penna di Bush, il waterboarding diventa un procedimento duro ma necessario. George W. fa di tutto per apparire come uno statista serio che prende decisioni difficili e impopolari per tutelare la sicurezza dei suoi cittadini e del mondo intero.

“Non ci sono dubbi che la procedura fosse dura” afferma Bush in merito al waterboarding “ma esperti medici hanno assicurato alla Cia che non avrebbe prodotto danni permanenti”. L’ex Presidente aggiunge di aver saputo fin dall’inizio che questi metodi di interrogatorio sarebbero risultati controversi una volta divenuti di pubblico dominio e che l’America sarebbe stata criticata per aver compromesso i propri valori.

“Avrei preferito ottenere le informazioni in altri modi” scrive ,”ma la scelta tra sicurezza e valori era reale”. E qui Bush non scrive nulla di nuovo. Il cliché della scelta forzata tra libertà e sicurezza è stato il cavallo di battaglia dei neoconservatori dall’11 settembre in poi: uno strumento di propaganda che ha fatto scuola in tutto il mondo e offre a Governi di ogni colore politico ottimi pretesti per sacrificare diritti e democrazia in nome delle esigenze di sicurezza di turno.

Ma Bush non si limita a fare ideologia e cerca di fornire qualche dato per avallare la sua tesi. L’ex Presidente afferma che il waterboarding è stato “molto efficace” dal momento che ha permesso di raccogliere un gran numero di informazioni: in particolare scrive che l’aver praticato il waterboarding su tre sospetti avrebbe aiutato a prevenire attentati all'aeroporto di Heathrow, a Canary Wharf e a vari obiettivi statunitensi in patria e all’estero.

E fin qui non si hanno informazioni per controbattere sulla reale efficacia del metodo. Il ridicolo si raggiunge quando l’ex Presidente tenta di far passare il carcere speciale di Guantanamo, più volte contestato per gravi violazioni dei diritti umani, per un posto in cui, tutto sommato, non ce la si passa tanto male.

Bush scrive che la sua Amministrazione aveva inizialmente scelto di portare i sospetti di terrorismo in territorio americano. Fare questo avrebbe però attivato “garanzie costituzionali che non avrebbero diversamente ricevuto, tra cui il diritto di rimanere in silenzio.” Creare il super carcere nella base situata a Cuba è stata quindi, nel Bush pensiero, una misura necessaria per ottenere il maggior numero di informazioni possibili per tutelare la sicurezza dei propri cittadini.

Di nuovo il dissidio tra rispetto dei diritti civili ed esigenza di sicurezza presentato come una scelta da statista responsabile. Tuttavia, l’ex Presidente afferma che Guantanamo è un posto “pulito e sicuro”, in cui i prigionieri sono ben nutriti, hanno accesso a DVD e a una biblioteca e in cui le convenzioni di Ginevra sono rispettate, anche se i terroristi non avrebbero in teoria diritti a tali garanzie. Insomma, se Mussolini mandava gli oppositori in vacanza al confino, Bush li mandava in ferie a Guantanamo.

Forse per questo Obama non si è ancora deciso a chiudere la struttura, nonostante i ripetuti appelli di Ong per i diritti umani come Amnesty International: teme le proteste dei villeggianti, che si vedrebbero di colpo privati della possibilità di trascorrere la detenzione in un luogo così esclusivo.

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