La legge elettorale: vero problema o comoda scusa?

Vediamo di aprire la discussione tra i lettori su una questione che anima spesso il dibattito politico: la legge elettorale. Da quando esiste il cosiddetto Porcellum la legge è stata applicata due volte, portando prima al Governo Prodi e il centrosinistra, poi Berlusconi e il centrodestra.

Nel primo caso la situazione era ai limiti dell'ingovernabilità, e l'esecutivo si reggeva solo sull'apporto dei (non eletti) senatori a vita, notoriamente quasi tutti schierati a sinistra. La minima differenza di voti tra i due schieramenti difficilmente avrebbe potuto produrre qualcosa di diverso, tuttavia, e quindi non si può certo ascrivere il problema a una legge che risente del sistema bicamerale previsto dalla Costituzione, in cui il Senato per sua stessa natura non può assegnare un premio di maggioranza su scala nazionale come la Camera sua dirimpettaia.

Nel secondo caso invece il vantaggio enorme accumulato dal centrodestra non avrebbe creato problemi di governabilità comunque, con qualunque legge si fosse andati alle urne, dunque il problema non si pone.

Naturalmente il concetto di governabilità non è la sola stella polare cui debba improntarsi una legge elettorale, e quella vigente di difetti ne ha parecchi, a partire dall'impossibilità di esprimere preferenze nominali da parte dei cittadini, ma al di là di questo non pare poi così decisiva da meritarsi polveroni scandalizzati come quelli che ritualmente le forze politiche sollevano quando fa loro comodo.

E questo è proprio uno di quei momenti. Chi dice di volere un governo tecnico per fare subito una nuova legge elettorale stabilisce una priorità assurda per un problema che non è minimamente sentito dagli italiani, e per un motivo semplice: non si tratta di un grande problema. Se proprio si vuole cambiare legge in modo decisivo bisogna mettere mano alla Costituzione nella parte in cui definisce l'essenza stessa del Senato. Altrimenti tanto vale tornare al quel sistema proporzionale che non sarà perfetto, ma ha pur sempre regolato la democrazia nostrana per mezzo secolo.

Insomma, siamo alle solite. Chi sbraita di legge elettorale ora, ponendola come priorità assoluta, non lo fa nell'interesse dei cittadini ma proprio, un po' come di fronte alla classica domanda su come reperire le risorse per fare qualunque cosa in sede di campagna elettorale si risponde: con la lotta all'evasione fiscale.

Certo, un argomento facile. Ma vuoto come un barattolo d'aria compressa. La lotta all'evasione si è sempre fatta con tutti i governi e sempre andrà fatta, ma più di tanto non puoi cavarne fuori. Il vero coraggio è dire tolgo a questo per dare a quello. Ma siamo in politica, signori; non aspettatevi che qualcuno abbia il coraggio di sfidare l'impopolarità per dimostrare la sua onestà intellettuale.

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