Esteri: il giro del mondo in tremila battute

Americhe: Cuba apre le porte a Gazprom per trivellazioni petrolifere nel Golfo del Messico. Il feeling tra russi e cubani sembra riaccendersi. Questa volta non c’entrano l’ideologia o la lotta contro l’imperialismo yankee, ma i puri e semplici affari. Gazprom Neft, il settore petrolifero del colosso energetico russo Gazprom, ha dichiarato di aver acquistato il trenta per cento delle partecipazioni in quattro piattaforme esplorative al largo delle coste cubane, di proprietà della compagnia di stato malese Petronas.

La Petronas ha ottenuto nel 2007 la concessione, che potrà essere prorogata fino al 2037 nel caso venga scoperto petrolio e fino al 2041 in caso di gas. Lo sfruttamento del petrolio al largo delle coste cubane, come vi abbiamo già raccontato, sta diventando un affare che fa gola a molti.

Il regime dell’Havana ha suddiviso le sue acque territoriali nel Golfo del Messico in 59 settori, 21 dei quali sono stati affidati in concessione a compagnie petrolifere straniere.

Lontani i tempi in cui l’isola caraibica si ergeva a paladino dell’antimperialismo. La sopravvivenza del regime viene prima di tutto e Raul Castro ha già iniziato a smantellare l’impianto socialista dell’economia cubana, pur di garantirne il rilancio e guadagnare il consenso necessario a rimanere al potere.

Sviluppare l’autosufficienza energetica del paese è inoltre un obiettivo primario per il regime e l’unico modo per esplorare i fondali marini del Golfo del Messico è affidarsi alle tecnologie e ai capitali di imprese straniere.

Attualmente le forniture petrolifere di Cuba dipendono per la maggior parte dal Venezuela, dal quale l'isola importa 115.000 barili di petrolio al giorno, a fronte di una produzione interna di 60.000 barili al giorno.

Tutto bene finché il Venezuela è guidato da un amico come Chavez; ma cosa accadrebbe in caso di un cambio di regime a Caracas? Con il crollo dell’URSS Cuba ha già provato cosa significhi dipendere da un alleato che improvvisamente cessa di esistere. Quindi ben vengano le compagnie russe, malesi e spagnole.

E se in Florida esprimono preoccupazione per nuove trivellazioni nel Golfo del Messico, dopo il disastro della BP, i burocrati dell’Havana non mancheranno di rispondere a tono agli yankee. Il repertorio, in tanti anni, non gli è mai mancato.


Nigeria: liberati 19 ostaggi nella regione del Delta.
Continuiamo a parlare di petrolio, ma spostiamoci in Africa. I rapimenti di tecnici petroliferi di compagnie straniere a opera dei ribelli del Mend (Movement for the Emancipation for the Niger Delta), nel Delta del Niger, sono storia nota. Nel 2007 fa era toccato anche ad alcuni tecnici italiani, poi liberati dopo mesi di prigionia.

Ieri i militari nigeriani hanno liberato 19 stranieri di diversa nazionalità, rapiti dai ribelli nel corso di raid contro vari impianti petroliferi nel Delta. Tra gli ostaggi liberati figurano due americani, due indonesiani, un canadese, due francesi, otto nigeriani rapiti da una piattaforma della Exxon Mobil e altri quattro di cui non è ancora stata rivelata la nazionalità.

Una fonte delle forze di sicurezza nigeriane ha dichiarato alla Reuters che alla liberazione degli ostaggi hanno collaborato gli ex leader del Mend: un fatto inedito per il Paese, che va inserito nel contesto di un amnistia offerta ai ribelli dal Governo. L’offerta di amnistia ha spinto diversi capi del movimento guerrigliero a deporre le armi ed è considerato probabile che altrettanto farà la maggior parte dei ribelli.

Va ricordato la guerriglia del Mend è nata come reazione alla devastazione del Delta del Niger (e ai gravi danni per la salute degli abitanti) causata dall'estrazione di idrocarburi da parte di compagnie petrolifere straniere: una devastazione che ha prodotto ingenti profitti per le compagnie e per il Governo che affida le concessioni. Profitti di cui le popolazioni del Golfo, tra le più povere della Nigeria, hanno ricevuto solo briciole e violazioni dei diritti umani.

Il caso dell'omicidio dello scrittore Ken Saro Wiwa, ben raccontato in Italia da Roberto Saviano, può aiutare a fornire qualche elemento sulle cause degli scontri nel Paese africano.

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