Riforma della scuola: l'idea del liceo sportivo. Una rivoluzione culturale


Usciamo un attimo dalle tematiche mainstream - per usare un termine orrendo ma molto efficace - per porre sotto i riflettori un progetto che di pubblicità ne ha avuta ben poca e che rientrerebbe in qualche modo nella riforma della scuola italiana: il liceo sportivo.

La proposta è venuta da Manuela Di Centa, ex-campionessa dello sci di fondo azzurro e storica rappresentante degli atleti nel Comitato Olimpico Internazionale (dal 1994 al 2010) ora in politica e parlamentare Pdl. Ma, chiariamolo subito, qui le posizioni politiche non hanno alcuna importanza. Si tratta di una battaglia culturale comune a tutti, portare lo sport nella scuola.

L'idea è di creare un liceo dove "gli studenti possano praticare le diverse discipline sportive e l'attività motoria" ovviamente senza trascurare gli insegnamenti fondamentali. Insomma, un luogo in cui il compromesso tutto italiano dell'ora di educazione fisica fatta alla carlona con spogliatoi senza docce e didattica a casaccio sia sostituita da una pratica vera, che possa magari aiutarci anche nell'identificazione dei talenti da destinare all'agonistica, come accade in molti altri paesi, USA in testa.

Il ministro Gelmini in conferenza stampa ha parlato di "iniziativa che ci convince" e di progetto che potrebbe partire già a settembre. Noi ovviamente prendiamo il tutto con le pinze, visto come vanno le cose nel nostro paese, ma almeno rileviamo che si comincia a parlare di sport come baluardo contro devianza e delinquenza minorile, oltre che di indicatore di salute fisica di un popolo, con conseguente diminuzione della spesa sanitaria pubblica; cosa che viene incredibilmente trascurata nei dibattiti sul tema.

Peccato che come al solito tocchi assistere al solito teatrino della politica, con alcune voci contrarie solo "per dovere". Non tanto quella di Giambrone (Idv) che mette giustamente in guardia dalle false illusioni (e infatti noi speriamo che non si tratti solo di fumo negli occhi, e vigileremo su questo, tenendo d'occhio la cosa) ma quella ad esempio del coordinatore della Fgci Flavio Arzarello, che riporto:

“Che ai ragazzi dai 15 ai 18 anni vengano insegnate solo le materie declinate in senso sportivo è delirante: ad esempio sapranno chi ha vinto il campionato del Mondo del 1990 e non cosa succedeva nel frattempo sulla scena internazionale. Ma non c'è da stupirsi: è tipico dei regimi autoritari sostituire l'istruzione con l'attività fisica"

Ovviamento nessuno ha mai pensato di insegnare solo la storia dello sport. Semmai si cerca di farlo praticare unitamente alle classiche materie scolastiche. Ma poi tirare fuori la questione dei regimi autoritari solo perché Mussolini aveva ideato il sabato fascista non sta nè in cielo nè in terra.

Lo sport è patrimonio di tutti e non ha bandiere. Inoltre è un'attività popolare, quindi cara a tutti, destra, centro e sinistra. Discutiamo sulle modalità, semmai, ma non sul principio.

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