Anche Bossi tradirà, pronto il dopo Berlusconi. Nè governo tecnico, nè elezioni

Potrebbe essere l’intransigente arroccamento di Berlusconi (“O me o le elezioni”) a spazzar via il Cavaliere, a formare una nuova maggioranza con nuovo governo, ma a non portare il Paese al voto anticipato.

Berlusconi vuole tirare la corda al limite dell’avventurismo politico perché vede nell’ennesimo referendum su se stesso l’unica possibilità di vittoria.

Ma oramai la situazione ha preso una tendenza precisa e anche nel Pdl e nella maggioranza si sono aperti varchi per una nuova stagione politica oltre Berlusconi e il berlusconismo.

Lo stesso Bossi, al di là della facciata, è pronto al gran passo di svolta: appena il governo non avrà più la fiducia, il Senatur si siederà in altri tavoli dove si formerà il nuovo governo “con chi ci sta”, senza più Berlusconi.

In altre parole c’è la possibilità che il dopo Berlusconi non sarà caratterizzato da un governo tecnico, né da alcun ribaltone. Perché alla fine della crisi di governo Napolitano darà l’incarico di formare un nuovo governo a qualcuno dell’attuale maggioranza (non sgradito all’opposizione): o Pisanu, o Tremonti, o Alfano.

Forse non un governo a tempo, ma di più ampio respiro, per affrontare i nodi della crisi economica, licenziare il federalismo fiscale, rifare una legge elettorale che tolga il premio di maggioranza “truffa” per ridare la possibilità ai cittadini di scegliere i propri rappresentanti.

Su questo si lavora in queste ore. Passando sopra Berlusconi. Il cui cadavere (politico) tutti aspettano lungo il fiume.

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