La mozione della maggioranza e la stabilità di governo

La Russa

Una mossa disperata quella della maggioranza. In reazione alla presentazione della mozione di sfiducia alla Camera da parte delle opposizioni ecco arrivare una mozione anche al Senato, questa volta di appoggio al Governo. Si immagina evidentemente di poter incassare un voto favorevole nel ramo del Parlamento presieduto da Schifani. E si tenta di farlo prima che si voti la mozione alla Camera.

Nella serata di ieri il Ministro La Russa ha chiarito il senso dell'operazione: "Ci sarà un voto al Senato - ha spiegato - e lì si capirà se il governo ha la maggioranza, poi il presidente della Repubblica Napolitano ha naturalmente tutte le prerogative, anche quella di sciogliere solo una Camera, e non il Senato. Questo è possibile, ma libero il Presidente di esercitare tutte le prerogative contenute nella Costituzione, nessuno può immaginare che chi ha vinto le elezioni sia all'opposizione".

Napolitano potrebbe decidere di sciogliere una sola camera, è vero. E si potrebbe andare anche solo alle elezioni di questa. Ma se dalle consultazioni elettorali uscisse una maggioranza politica diversa da quella già presente nell'altra camera, cosa succederebbe?

Negli ultimi anni si è fin troppo spesso parlato della necessità di assicurare la stabilità di governo, condizione essenziale per la realizzazione del programma politico sostenuto dalla maggioranza uscita vittoriosa dalle elezioni. La formazione di due camere di diverso colore comporterebbe la paralisi della vita istituzionale, imponendo soluzioni precarie o addirittura obbligando ad andare nuovamente alle elezioni.

Sembra doversi concludere che quando, in passato, da parte di autorevoli esponenti dell'attuale maggioranza si è parlato di stabilità ci si riferiva sì al governo. Ma soltanto al proprio.

Foto | Flickr.it

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