Berlusconi agita la piazza e guadagna tempo. Resurrezione o ko finale?

Tacciono le colombe, volano bassi i falchi, Così il Cavaliere torna il “Kaimano” e minaccia il ritorno alla piazza per spezzare la tenaglia che lo stringe.

Non sarà facile, stavolta, evitare il disarcionamento. La posta in gioco è la più alta degli ultimi 17 anni: Berlusconi teme di perdere tutto. E perdere tutto può significare davvero (quasi) “tutto”, ben oltre la poltrona di Palazzo Chigi, per oltre la politica, ben oltre persino l’agognato Colle.

Lo “sgattoiolamento”, arte suprema dell’uomo di Arcore, diventa impossibile.

Chiosa Massimo D’Alema: «Quando è depositata in Parlamento una richiesta di dimissioni con la firma della maggioranza assoluta dei deputati, la sentenza è scritta e in questo caso non c'è nessun legittimo impedimento perchè Berlusconi possa non presentarsi in Aula». Già.

Ma uno così, non buono per il governo, ma ottimo per le campagne elettorali e per lo scontro, darlo per “morto”, equivale a commettere un madornale errore politico.

Alla faccia delle regole, anticipare la “conta” al Senato prima di quella della Camera, vuol dire semplicemente che Berlusconi intende mettere paletti decisivi e guadagnare tempo in vista della battaglia delle battaglie del voto di primavera.

O si ha la ... “forza” di far passare subito dopo la Finanziaria un governo “tecnico” a tempo, o si rischia davvero lo scontro finale sul terreno scelto da Berlusconi. A quel punto tutto è possibile. Anche la resurrezione. Ma di Berlusconi.

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