Il Movimento 5 Stelle propone l'abolizione del reato di vilipendio

Qual è il confine tra diritto di critica e insulto?

Per quale ragione proporre l'abolizione di un reato, quello di vilipendio, che è nel codice penale da ottant'anni e che vieta di offendere il presidente della Repubblica? Il tutto risale allo scontro tra Beppe Grillo e la procura di Nocera Inferiore, che sta indagando su 22 commentatori del blog del leader del Movimento 5 Stelle rei di aver insultato Napolitano. La questione è delicata e riguarda la libertà d'espressione e la legittimità di un reato che risale al Codice Rocco del periodo fascista.

I senatori del M5S, il primo firmatario è Lello Campolillo, hanno deciso di proporne l'abolizione, nonostante le parole di Napolitano che aveva parlato della "garanzia democratica della capacità di distinguere tra libertà di critica e ciò che non lo è, specialmente quando si scada in grossolane, ingiuriose falsificazioni dei fatti e delle opinioni". Non che si riferisse direttamente agli utenti del blog di Grillo, ma comunque le parole erano decisamente chiare.

Il problema però è evidente: qual è il confine tra critica e insulto? Come metterla con la satira? E quindi, secondo Grillo, o si sta con le "bocche cucite" oppure si cerca di cambiare la legge. Vedremo un po' quale sarà l'iter della proposta, che una volta di più potrebbe mettere in difficoltà il Parlamento.

Da una parte, Napolitano ha fatto capire che secondo lui il reato di vilipendio ha ancora senso, dall'altra potrebbero essere non solo i parlamentari pentastellati sensibili a una questione di questo tipo. Che riguarda la libertà d'espressione, il diritto alla critica, i confini tra critica e insulto e comunque una legge che sembra un po' fuori dal tempo.

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