Ore 12 - Pd alle corde, "impiccato" dalle primarie

altroA questa corda … “salvifica” delle primarie, prima o poi il Pd ci resta impiccato. Errare umanum est ma perseverare …

Anche da Milano le primarie dimostrano una impostazione populista (con deriva a sinistra) del partito di Bersani che sa tanto di autolesionismo. Il fine di un partito politico non è un demagogico esercizio di democrazia, ma l’affermazione di un progetto capace di creare partecipazione e consenso e arrivare a governare.

La bassa partecipazione ai gazebo e soprattutto gli strascichi derivanti dal risultato che premia Pisapia, ottimo, ma non il candidato del partito e né tanto meno il candidato in grado di togliere voti al corpaccione del centrodestra, senza i quali si ringhia contro la Moratti e Berlusconi, ma da … “fuori”, impongono la riflessione.

Domanda. Se le primarie sono del Pd, perchè sono fatte per una coalizione e un programma inesistenti? Perchè il Pd, che nelle primarie ci mette la faccia e tutto il resto, fa il portatore d’acqua, deve sempre giocare di rimessa, col risultato prima di perdere “dentro”nei gazebo, poi buscarle “fuori”, nelle elezioni vere?

A Milano vince ancora il modello Vendola. Cui prodest? E’ questa la strada per fare un Pd forte e vincente, costruire una coalizione di governo per quella città e per il Paese?

Lo schema, sbagliato quanto perdente, è l’esaltazione dell’antipolitica, tradotto in una paradossale semplificazione: Pisapia il nuovo, Boeri il vecchio. La società civile che sconfigge la nomenclatura dei partiti. La teoria dei vasi comunicanti elettorali con il voto che passa da destra a sinistra in funzione del leader di turno. Quindi, basta con i partiti, considerati solo zavorra. O, come anche ieri a Milano, solo “utili idioti”.

Bene. Anzi male. Molto bravi a farsi male, da soli. Importante che alla fine vincano. Gli altri.

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