Scontri in Svezia: le periferie in rivolta

25 maggio 2013: sesto giorno di scontri in Svezia: la guerriglia, scoppiata sei giorni fa nella periferia di Stoccolma, si sta diffondendo anche in altre città, a cominciare da Linkoping.

A Orebro la situazione sembra più "calma". Ma la polizia ha rafforzato la propria presenza e si prevede che la rivolta, animata perlopiù dagli immigrati, potrebbe essere destinata a proseguire.

Terzo giorno di scontri in Svezia

A Stoccolma la situazione sta diventando esplosiva. Siamo giunti alla terza notte di scontri tra manifestanti e forze dell'ordine. Le proteste erano incominciate lunedì, nel quartiere Husby, popolato da immigrati provenienti da Iraq, Libano, Siria e Somalia e si è espansa in altre zone periferiche della capitale svedese.

L'episodio che ha acceso la miccia è stato l'uccisione, il 13 maggio, di un uomo di 69 anni da parte della polizia, di cui ancora non è stata resa nota la nazionalità. Si conosce ancora poco della dinamica della vicenda, l'unico particolare lasciato trapelare dalle forze dell'ordine è che l'anziano ucciso era armato di un coltello. L'organizzazione per i diritti degli immigrati, Megafonen, in seguito all'accaduto ha chiesto immediatamente un'indagine indipendente, mentre la polizia rendeva noto che avrebbe avviato solo un'indagine interna, ed ha denunciato una serie di atti di violenza e razzismo.

Il fondatore dell'organizzazione svedese, Rami al Khamisi, ha dichiarato al quotidiano The Local:

Bisogna comprendere quello che sta succedendo da un punto di vista più ampio. Queste reazioni avvengono quando non c’è uguaglianza tra le persone, ed è quello che sta accadendo in Svezia

Il divampare della protesta ha prodotto incendi di cassonetti e di una cinquantina di automobili. Sono stati lanciati dei sassi contro le forze dell’ordine, che hanno risposto con una serie di cariche. Sette poliziotti sono rimasti feriti leggermente. Nella protesta sono stati coinvolti anche giovanissimi e quattro ragazzi si trovano attualmente in stato di fermo.

Il Primo Ministro conservatore svedese, Fredrik Reinfeldt, è intervenuto sulla vicenda, rilasciando la seguente dichiarazione:

Invitiamo tutti ad aiutare a riportare la calma. Gli abitanti di Husby devono riprendere il controllo del loro quartiere. Ci sono gruppi di giovani che pensano di dover cambiare la società con la violenza. Dobbiamo essere chiari: questo non va bene. Non possiamo essere dominati dalla violenza

Parole che difficilmente serviranno a stemperare la rabbia accumulata nelle periferie di Stoccolma, che sembrano essersi trasformate nelle nuove Banlieue, periferie di Parigi, dove nel 2005 fu un susseguirsi di sommosse per tre settimane.

E'molto probabile che la stampa internazionale relegherà questa vicenda a una questione di integrazione. Di certo non è un caso che tali fenomeni scoppino dopo le dichiarazioni sull'immigrazione da parte di Tobias Billstroem, Ministro dell'Immigrazione svedese, e una certa escalation di segnalazioni di abusi da parte della polizia. Ma allo stesso tempo, forse, la vicenda va messa in una prospettiva più ampia, che tenga conto dei processi di mondializzazione economica, delle cause che generano i flussi migratori, delle zone osmotiche tra legalità e illegalità all'interno delle periferie delle capitali europee e dei rapporti di lavoro. A tale proposito non mancano denunce, anche nella "civile Svezia", da parte dei sindacati, dell'aumento di lavoratori immigrati in nero per subappaltatori, di cui le grandi aziende non hanno, e forse non vogliono, avere il controllo.

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