Primarie Milano, Pisapia e l'effetto Vendola: perchè il Pd non impara mai dalle sconfitte


Pisapia, come noto, ha vinto le primarie milanesi, una bella occasione per sperimentare modalità più democratiche e anche carpire qualcosa di più su dove va l'elettorato di sinistra. E il Pd, neanche a dirlo, ha perso di nuovo. La cosa fantastica è che sarebbe colpa delle primarie, secondo alcuni cervelloni, e non dei candidati senza senso che il partito propone.

Prendiamo Milano: il partito democratico sceglie Boeri, l'archistar legato alla Moratti dall'Expo e amico di Caltagirone, e lo contrappone a Pisapia, personaggio politico di tutt'altro spessore. Ora, è possibile che il Pd pensi ancora che per vincere ci si debba spostare un po' alla volta verso destra? O cerchi di imitare malamente il vip pensiero del Pdl, le cui liste sono infarcite di soubrette e mezze star?

I quotidiani l'hanno chiamato effetto Vendola, modalità comunicativa efficace per sottolineare l'appoggio di quello che in tanti a sinistra vorrebbero come candidato premier nel prossimo futuro: la realtà è che Pisapia ha lavorato bene sia sull'opinione pubblica che creando una rete all'interno della società civile milanese che ha lavorato e lavora per riportare entusiasmo in feudo elettorale dove Lega e Pdl dominano e continuano a combinare disastri.

La domanda è sempre la stessa: come è possibile che il Pd non impari nulla dai suoi sbagli? Come fanno imperterriti Bersani e soci a scegliere candidati dall'alto del loro apparato senza badare a quello che succede 'per strada'? L'impostazione dalemiana della scelta dei candidati per motivi di partito è l'ultima malefatta di una strategia che sta letteralmente portando un partito tra i più grandi d'Europa all'estinzione.

A meno che non si voglia continuare a raccontarsi le favole, e a dire che le mancanze del Pd sono colpa di Grillo, di Di Pietro, dell'antipolitica, di Vendola, etc..che non fanno altro che compiere ciò che il Pd non fa più da tempo: ovvero proporre una narrazione altra della politica e della società rispetto al centro destra (fatto peraltro, che sta succedendo anche a destra con lo scaltro Fini).

Come ha ripetuto il candidato sindaco di Milano Giuliano Pisapia, senza il Pd non si va da nessuna parte, e questo è un dato di fatto: ma gli esponenti del partito dovrebbero smettere di ripetere questo concetto come un mantra, e preoccuparsi di costruire strategie vincenti e concrete, altrimenti sempre di più saranno relegati all'angolo, come imbelli e perdenti.

Non si capisce per esempio come un partito che vuole essere innovativo possa avere una comunicazione così poco efficace, soprattutto sul web. Possibile che con le strutture che ha a disposizione i democratici non riescano in una comunicazione se non efficace perlomeno decente? A maggior ragione in questo periodo, con Berlusconi e il Pdl che ogni giorno offrono assist a ripetizione, del Pd non si sente voce.

Parlano Di Pietro, Grillo, parla Nichi Vendola attraverso le sue fabbriche che in un anno sono state capace di tessere una rete fantastica, ma del Pd non c'è traccia. La questione non è solo lo svecchiamento del partito, ma anche un vero e proprio cambiamento di rotta e di mentalità.

La stessa che dovrebbe portare il Pd a chiudere in pochissimo la resa dei conti a Milano e compattarsi dietro il candidato che i cittadini hanno scelto, ovvero Giuliano Pisapia. Perché vincere a Milano potrebbe essere il segno di una nuova stagione politica e una nuova sinistra, capace di vincere e espugnare nei fatti roccaforti impensabili fino a poco tempo fa.

Le idee, i programmi e il carisma del candidato sono doti molto più importanti dell'ideologia del moderatismo che fino ad oggi ha reso il Pd un soggetto debole perdente e piuttosto noioso.

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