Ai berlusconiani viene voglia di disertare le urne, agli antiberlusconiani di votare Berlusconi

E’ davvero pronto, come scrive sul Riformista Peppino Caldarola, l’epitaffio per Berlusconi: “avventurosa l’ascesa, rovinosa la caduta”?

Intendiamoci, il Cavaliere ne ha fatte di cotte e di crude, forse più per presunzione di invincibilità e di infallibilità che per incapacità.

Il “Ghe pensi mi” ha messo, specialmente all’inizio della sua discesa in campo, le dita nella piaga di molti mali d’Italia. Ma è stato solo bravo nell’enunciarli, troppo preso dalle proprie beghe e da uno stile di vita inaccettabile per un uomo pubblico. Le cricche e gli amici compiacenti hanno fatto il resto.

Alla fine l’uomo che sa creare consenso (non solo per i suoi media) e vincere le elezioni non sa però tenere unita una coalizione e non sa governare. Tant’è. E adesso?

O ci salva (San) Giorgio del Colle (come, lo sa solo lui ..) o, con questa legge elettorale, Berlusconi azzoppato può vincere l’ultima battaglia: cioè, alle urne, la guerra.

Le primarie di Milano e i suoi risvolti fino alle dimissioni di Penati, capo della segreteria nazionale del Pd, dimostrano lo stato di confusione e di disfacimento del maggior partito di opposizione.

Bersani è costretto a supplicare Fini, Casini, Rutelli, “bravagente” che tiene il Terzo polo con lo sputo. Manca Mastella. Attaccarsi a Saviano e compagni è come stare appesi a una corda attorno al collo.

A molti berlusconiani viene voglia di disertare le urne. A molti antiberlusconiani di votare Berlusconi.

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