Angelo Ciocca, Pino Neri e le accuse di Saviano su Lega e 'ndrangheta

Ieri vi abbiamo detto della levata di scudi del Ministro Maroni in merito alle accuse di Roberto Saviano sulle connivenze tra n'drangheta e Lega nel corso della trasmissione televisiva Vieni via con me. Attualmente la situazione è in stallo, nel senso che le pressioni di Maroni per avere un faccia a faccia con lo scrittore nel programma si scontrano con le resistenze (incomprensibili, visto che vorremmo veder trionfare la verità) di Rai3. E certo non sarebbe la stessa cosa che il titolare del Viminale andasse a parlare a Porta a Porta o dalla Annunziata.

Ma visto che la questione di cui sopra sta oscurando il vero punto della vicenda, cerchiamo di ricostruire esattamente cosa abbia voluto intendere Saviano, che come noto non è esattamente un fine dicitore e finora si è autodifeso dichiarando di aver solo citato dei fatti. Il problema è che se si dice "al nord la 'ndrangheta interloquisce con la Lega" si intende una cosa ben precisa, che come minimo dovrebbe coinvolgere i vertici o almeno personaggi di spicco di entrambe.

Se Saviano avesse detto "esiste un'inchiesta sull'eventuale coinvolgimento di un esponente della Lega con uno della 'ndrangheta (che però sinora non ha dato esito, NdR) e dunque quest'ultima sta tentando di infiltrarsi al nord e parla con tutti" certo le cose sarebbero andate diversamente e si sarebbe cercato di far luce sul singolo episodio invece di sollevare un polverone.

Purtroppo in questo lo scrittore campano è stato guidato dal suo livore generale verso il Carroccio, in un atteggiamento di cui aveva già dato prova nel corso della prima puntata, quando si era lanciato in un lungo sermone a favore dell'Unità d'Italia e contro i cattivi uomini di Bossi che la minacciano. E anche qui avevo già fatto notare come Saviano fosse uscito dal seminato, visto che parliamo di un esperto di mafie e non di molto altro, fino a prova contraria.

Ma torniamo a noi e parliamo di fatti. L'episodio cui si riferisce Saviano è l'incontro tra il consigliere regionale leghista Angelo Ciocca (allora appena eletto al comune di Pavia con la bellezza di 19.000 preferenze) e il noto malavitoso Pino Neri (finito in carcere nel maxi blitz del 13 luglio, come riferisce il Fatto). Quest'ultimo avrebbe fatto pressioni su Ciocca per far eleggere a Pavia un proprio uomo, Francesco Rocco Del Prete. Che Ciocca abbia accettato o no di intecedere presso via Bellerio, il partito si schierò assolutamente contro e il Del Prete dovette ripiegare su una lista locale, risultando così non eletto, anche se di poco.

La posizione di Ciocca in generale è estremamente ambigua e meglio raccontata da questo pezzo del Fatto Quotidiano, che spiega come questi secondo i magistrati avesse interessi immobiliari comuni con Neri. Il personaggio Ciocca è da tempo guardato con sospetto dai vertici leghisti, al punto che Bossi aveva dichiarato di non volerlo scaricare subito ma di attendere l'esito dell'inchiesta. E quest'ultima, lo ripetiamo, al momento non lo vede indagato. Possibile però che a questo punto la vicenda prenda strade più rapide e inattese.

Anche in ragione di ciò sarebbe auspicabile il famoso confronto Maroni-Saviano, perché un chiarimento ora è più necessario che mai. Saviano deve correggere le sue affermazioni da "la Lega parla con la mafia" a "c'è un'indagine su un esponente della Lega (non indagato, per ora) che ha parlato con un esponente della n'drangheta". Due cose ben diverse.

Maroni dal canto suo deve dire che è possibile, come forse avvenuto in questa occasione, che singoli esponenti del Carroccio si siano macchiati di colpe gravi come l'associazione mafiosa, ma che se ciò sarà provato verranno espulsi immediatamente.

Troppo semplice? Non mi pare. È un'operazione di trasparenza facile e immediata. Basta la volontà politica di entrambe le parti.

Foto: il fotogramma delle riprese in piazza Petrarca a Pavia ripreso dalla Provincia Pavese. Da sinistra Ciocca, Neri, Del Prete e Dieni

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