Esteri: il giro del mondo in tremila battute

Americhe: ancora disordini ad Haiti, lacrimogeni nel campo profughi di Port au Prince. Non si placano le violenze ad Haiti. Durano ormai da quattro giorni le proteste degli strati più poveri della popolazione locale contro il contingente delle Nazioni Unite, accusato di essere responsabile dell’epidemia di colera che sta decimando l’isola.

Sono stati quattro giorni di barricate nelle strade, lanci di pietre contro veicoli delle Nazioni Unite e slogan contro il Minustah, il contingente Onu di stanza nell’isola con circa 12.000 caschi blu.

Dopo due morti nel nord dell’isola, ieri il livello della tensione è ulteriormente salito nella capitale Port au Prince. Come riporta Al Jazeera, le forze di sicurezza haitiane hanno lanciato gas lacrimogeni nel campo profughi di Champ de Mars, situato lungo la strada che conduce al Parlamento. Il campo ospita centinaia di persone rimaste senza un tetto dopo il terremoto che ha scosso l’isola lo scorso gennaio.

Come vi abbiamo già raccontato su queste pagine, la rabbia dei diseredati di Haiti è diretta contro i caschi blu nepalesi, accusati di aver versato acque infette dal colera nel fiume Artibonite, utilizzato dagli abitanti per bere e lavarsi.

Le Nazioni Unite hanno ribadito che i peacekeeper non sono responsabili dell’epidemia di colera e hanno ricondotto le vere cause delle proteste a motivazioni politiche, legate alle prossime elezioni presidenziali che si terranno il 28 novembre.

Il contingente Onu si trova infatti ad Haiti dal 2004 per svolgere il ruolo di forza di interposizione, a seguito di un colpo di Stato che aveva deposto il presidente legittimamente eletto Jean Bertrande Aristide.

Asia: Cina, arrestato per corruzione l’ex capo della compagnia per l’energia nucleare. 6,6 milioni di yuan (l’equivalente di 970.000 dollari) in tangenti tra il 2004 e il 2009: è la cifra che ha fatto scattare le manette per Kang Rixin, ex capo dell’azienda cinese di Stato per l’energia nucleare.

Come riportato dai media cinesi, il dirigente era stato arrestato lo scorso anno con l’accusa di aver abusato della propria posizione. Come è noto Pechino applica la pena di morte per i reati di corruzione, ma in questo caso la condanna è stata tramutata in ergastolo dal momento che Kang ha collaborato con la giustizia e restituito l’importo delle tangenti percepite.

Sorte peggiore era toccata un anno fa all’ex capo della compagnia statale che gestisce l’aeroporto di Pechino, giustiziato perché riconosciuto colpevole di aver percepito tangenti per 16 milioni di dollari.

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