La Finanziaria fila liscia in Parlamento. Presto la ... "mazzata" per tutti

La legge di stabilità (ex Finanziaria) fila (quasi) liscia in Parlamento spazzando via l’ombra nefasta di un immediato ko finanziario. Ma il piano di Tremonti è meno di un pannicello caldo.

Di positivo c’è che l’approvazione della legge mette per il momento in “sicurezza” i conti pubblici rispetto agli sbocchi imprevedibili della crisi politica.

La speculazione internazionale, come un falco pronta a gettarsi su un Paese in crisi politica ed economica, avrebbe buon gioco per travolgere i titoli di Stato e spingere l’Italia sullo stesso baratro di Grecia, Irlanda e Portogallo.

In questo senso, l’appello di Napolitano è stato colto da tutte le forze politiche. Ma, nel merito, il provvedimento di Tremonti è un tessuto mal sforbiciato e pieno di strappi e toppe.

Come scrive Eugenio Scalfari stamane su Repubblica: “La legge non risolve nulla, semmai aggrava. Non elimina gli sprechi … Non migliora le prestazioni dei servizi pubblici …. Non rilancia le infrastrutture … Non stimola le imprese … Rinvia la riforma fiscale … Fa lievitare le imposte locali… Non aiuta la competitività e l’innovazione …Accresce le diseguaglianze … Mortifica la ricerca e la cultura”.

Dulcis in fundo: il nostro debito pubblico (118% del Pil nel 2010 con previsione del 120% nel 2011) comporta un rientro imposto dalla Ue che oscilla dai 90 ai 60 miliardi di euro nel biennio 2012-2013. Come dire, una mazzata bestiale.

Ecco come stiamo. Ma l’urgenza e il caos politico porta all’approvazione. I partiti pensano al 14 dicembre. E agli italiani non resta che seguire il gioco del cerino fra Berlusconi e Fini, sperando (invano) che la bomba non caschi loro fra i piedi.

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