La svolta di Casini: "Non possiamo stare sulla riva del fiume"


La data del 14 dicembre può sembrare lontana, mentre si appropinqua sempre più, e le strategie si fanno via via più evidenti e lampanti. E se al momento il mercato dei deputati è un po' al palo, ci pensa il leader dell'Udc Pierferdinando Casini a gettare un sasso nello stagno.

«Siamo stati due anni e mezzo all’opposizione non per partito preso o solo per coerenza elettorale ma per un giudizio negativo sulla politica degli spot - ha dichiarato Casini a Milano -. Gran parte del mondo dell’industria, dei sindacati e del mondo cattolico ci dice di entrare nel governo per senso di responsabilità. Noi non possiamo stare sulla riva del fiume ad aspettare che passi il cadavere perché il cadavere è l’Italia e noi siamo italiani, ma possiamo aiutare solo a condizione che le cose cambiano davvero».

Traduzione? Appoggeremo il Governo dall'esterno in cambio di un riconoscimento di qualche tipo. Ma che cosa vogliono esattamente i centristi? La testa di Berlusconi? Forse, ma è praticamente impossibile ottenerla. E allora potrebbe bastare un tavolo delle trattative fortemente condizionato da Casini e un piccolo rimpasto ministeriale, tale da regalare all'Udc la medaglietta del senso di responsabilità nazionale, da sventolare poi in sede elettorale.

La presa di posizione è suffragata anche da un affondo nei confronti del Pd, accusato di favore l'estrema sinistra con le sue posizioni ondivaghe, come dimostrato dal recente successo di Pisapia a Milano. E proprio questa potrebbe essere la scusa per schierarsi, anche se come sempre dalla Lega (Maroni a parte) si registrano grosse perplessità verso il rientro dei centristi, visti come il nemico storico del federalismo.

Le schermaglie sono appena cominciate e la via da percorrere dura ancora 22 giorni.

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