Ore 12 - Saviano-Fazio: "guerra" a sinistra

altroPiù la sinistra italiana è smarrita è più cerca surrogati, anche se di “qualità”, com’è il programma televisivo di Roberto Saviano e Fabio Fazio.

Non torniamo qui su aspetti del programma già ampiamente trattati da Polisblog e dai nostri lettori. Vogliamo solo ricordare che un programma, anche con tali vette di audience, non sostituisce la … “politica”.

In questo caso non copre i limiti della sinistra, anzi li individua ancor meglio, amplificandoli. Come ammoniva Pietro Nenni ai suoi compagni del Psi: “Piazze piene, urna vuote”, oggi non si può prendere l’abbaglio che il pieno in tv fatto da Saviano e Fazio si traduca in estensione dell’area antiberlusconiana e in un rafforzamento della sinistra.

Può essere proprio il contrario. Come dimostrano Beppe Grillo e Nicky Vendola. Il comico genovese promotore del Movimento a cinque stelle e il Governatore della Puglia, leader di Sel e in odore di guida del centro-sinistra da venire, si sono accapigliati partendo proprio dal giudizio sul programma “Vieni via con me”.

Grillo, oltre ad affermare che quel programma, prodotto dalla Endemol berlusconiana, porta acqua e soldi al Cavaliere ed è qualunquista perché non fa nomi, accusa Vendola (che difende Fazio e Saviano e taccia Grillo di “integralismo” alla Savonarola) di “fare politica da più di 30 anni, in modo vecchio e obsoleto, promettendo e fondando partiti, ancorandosi a tradizioni e linee di pensiero del secolo scorso” e, dulcis in fundo: “Vendola taccia, guida una giunta con metà degli assessori e consiglieri sotto processo”.

Al di là di astii personali e di tatticismo in vista delle elezioni (c’è un elettorato comune da cui attingere) la nuova bagarre mette in luce la sindrome autolesionista che cova nel dna della sinistra. E chi ne dubitava?

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