Wikileaks e il cablegate: "le cinque w" ridefinite e l'attesa per i prossimi documenti

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Da ieri Wikileaks ha iniziato a rilasciare parte degli oltre 250mila dispacci confidenziali o secretati delle ambasciate Usa del pianeta: è il cablegate. Una mole di documenti impressionante, che non è ancora tutta online: sulla pagina del cablegate lo si legge chiaramente, vi traduco il passo in questione

I dispacci delle ambasciate verranno pubblicati in diverse fasi nei prossimi mesi. L'importanza di questi documenti è tale, e le aree geografiche coinvolte a tal punto ampie, che fare in un altra maniera (pubblicandoli in blocco, ndr) non gli farebbe giustizia.

E' anche ovviamente una strategia di marketing: mantenere l'attenzione alta, per più mesi, lasciando anche il tempo materiale di analizzare questa quantità enorme di file. Al momento su Wikileaks ne sono usciti appena 220 su 251.287. Facciamo un punto dopo il salto, perché le cose sono meno semplici di quanto sembri...

La giornata di ieri ha segnato e segnerà il mondo dell'informazione e della diplomazia per sempre. Prima di tutto perché il web ha "bruciato" la carta stampata, non ci si è nemmeno posti il problema. Secondo, perché la quantità di documenti rendeva impossibile una loro pubblicazione cartacea, se non filtrata e sintetizzata da quelli che sono i professionisti dell'informazione. Necessari, per un'operazione del genere: ottimo l'approfondimento di Massimo Razzi su Repubblica, a riguardo.

Anche per questo motivo, non capisco le critiche rivolte a Wikileaks sulla rivelazione "a step" dei cablogrammi delle ambasciate Usa. Ok: rilasci 250mila e rotti documenti segreti in una volta, e poi? Chi li analizza? Chi te li spiega? Chi se li legge e capisce cosa significano davvero? Diffonderli così sarebbe stata una strategia sciocca: meglio darli prima in mano a chi sa analizzare un documento, capire la notizia, spiegarla al grande pubblico, che solitamente non ha grossa confidenza con il linguaggio della diplomazia, o con la geopolitica globale.

Vediamo le classiche "cinque W" applicate a quanto accaduto ieri: perché mi sembra che nella confusione generale manchino un po' di punti fermi per valutare quanto è stato diffuso.

Chi: Wikileaks è un'organizzazione internazionale che diffonde documenti ricevuti da fonti che devono restare anonime su governi e aziende. Lo scopo è mettere in luce comportamenti poco etici o apertamente illegali, offrendo al lettore i documenti autentici con cui farsi un'idea.

Julian Assange è il "volto" di Wikileaks per il resto tenuta in piedi principalmente da collaboratori che vogliono restare anonimi e invisibili: a lui avevamo dedicato un paio di ritratti tempo fa.

Cosa: con il termine cablegate si intende il rilascio di 251.287 documenti delle ambasciate Usa. Si tratta di dispacci riservati che coprono un arco temporale lungo - dal 1966 al febbraio 2010 - e un'area geografica grande come il pianeta Terra.

Dei documenti in questione: 100.000 documenti sono "confidential" più o meno 15.000 sono etichettati come "secret", ma, come sottolinea la recentissima voce già sorta su Wikipedia, nessun "top secret". E se avesse ragione Edward Luttwak oggi sul Corriere, e i veri segreti fosse altrove? Leggetelo e fatevi un'idea: per ora lo si trova solo sulla rassegna della Camera in pdf. Luttwak è una vecchia volpe dell'intelligence Usa, deve per forza minimizzare: ma credo ci sia anche qualcosa di onesto in quel che dice.

Bisogna intendersi. Su tutte le comunicazioni tra le ambasciate e il Dipartimento di Stato, c’è stampigliato 'secret', ma segreta è la comunicazione, mentre molto spesso il contenuto non lo è. O meglio non è un vero e proprio segreto, ma un segreto d’ufficio. È frutto della lettura dei giornali del Paese, di incontri con giornalisti, con funzionari statali, con personalità politiche nessuno dei quali rivela informazioni segrete, ma piuttosto fornisce le sue valutazioni su questo e su quello. Ecco tutto questo diventa "secret" solo per il fatto che viene scritto in un cablo da un’ambasciata a Washington. Questo è il modus operandi dell’Amministrazione, e alla fine si produce una montagna di carta". Tanta carta e niente segreti? "I segreti quelli veri - dice il consulente del Dipartimento di Stato americano - non sono trascritti e inviati in giro. Non so, se esistesse un’intercettazione di una telefonata tra Berlusconi e Putin fatta dai satelliti della Nsa non ci sarebbe nessuna trascrizione, né sarebbe riportata in un report verbatim, cioè parola per parola. Di scritto ci sarebbe solo un’analisi per riassunto che resterebbe all’interno di un circuito molto molto più ristretto

Quando: ieri, 28 novembre, è uscita la prima tranche dei documenti integrali. Una parte minuscola del tutto: 220 documenti su oltre 250mila. Gli altri quando arrivano? Nei prossimi mesi. Anche per permettere un'analisi di quanto scritto nelle migliaia e migliaia di pagine del cablegate. Previsioni? Seguite il twitter di Wikileaks. I documenti aumentano di continuo - poco fa ho guardato l'homepage: erano 220, ora sono già 226.

Dove: ovunque. E' un terremoto senza epicentro, l'epicentro è ovunque. I server di Wikileaks sono in Svezia, dove la legislazione locale li tiene al riparo da sequestri. Assange ieri era in Giordania, ma si sposta in continuazione. Sulla sua testa ha già un mandato di cattura - per una vicenda opaca e probabilmente orchestrata dall'intelligence Usa per screditarlo: con quanto accaduto ieri è prevedibile che la caccia all'uomo si intensifichi.

Eppure: eppure come è possibile che sia ancora libero? Come è possibile che sia riuscita a farla ai servizi segreti di tutto il mondo? Più che per la fuga di documenti dalle ambasciate per la sua stessa di latitanza. Ci sarebbero molte domande da fare ad Assange...

Perché: per la trasparenza, per sbugiardare il governo Usa - e Obama in questo momento non sta facendo certo una bella figura - leggo sempre sulle pagine del cablegate, perdonate la traduzione rapida:


Questi documenti mostrano le contraddizioni tra l'immagine diplomatica degli Usa e quello che i diplomatici raccontano a porte chiuse - e che i cittadini che desiderano governanti rispettosi del mandato loro conferito, devono sapere che cosa accade dietro le quinte.

Nelle scuole americane si insegna ai bambini che George Washington - il primo presidente - non poteva mentire. Se i suoi successori avessero seguito il suo principio, il flusso di documenti di oggi non sarebbe causa di nessun imbarazzo. Al contrario il governo Usa ha avvertito i governi coinvolti - anche i più corrotti - dell'imminente rilascio dei documenti, mettendosi in grave imbarazzo.


L'unica cosa certa, come vi scrivevamo ieri è che il bello deve ancora venire.

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