Wikileaks, la Russia di Putin e Berlusconi: una storia non nuova, ma...

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Che i legami tra Italia e Russia fossero stretti, non era una novità. Che lo fossero anche tra Silvio Berlusconi e Vladimir Putin, idem. Ma con i documenti pubblicati stanotte da Wikileaks si aggiungono dettagli interessanti e riferiti da Ronald Spogli, ex ambasciatore a Roma in epoca Bush II. Fu sostituito quando fu eletto Obama.

Prima di tutto la fonte con cui farvi un'idea leggendovi il documento integrale. Che cosa racconta Spogli in quel dispaccio classificato come "secret"? Molte cose interessanti, alcune note, altre meno, ma che ora hanno una conferma autorevole nero su bianco. Non è poco, non minimizzerei dicendo: "Ma si sapeva già".

Sì, si intuiva, si poteva pensare che, ma leggerlo in un documento ufficiale è un'altra cosa. Anche perché oltre agli assetti geopolitici internazionali, ritroviamo la consueta incapacità di Silvio Berlusconi di ascoltare qualcuno che non sia il suo colossale ego, soprattutto quando si accenna ai suoi rapporti con Frattini...

Ronald P. Spogli è una figura importante della diplomazia statuinitense: di lui potete leggere una breve biografia su Forbes e sul sito del consolato statunitense a Milano. Co-fondatore del fondo d'investimento Freeman Spogli & Co. negli anni ottanta, Spogli arriva in Italia nel 2005. Se ne andrà nel 2009.

Spogli, sapendo che le rivelazioni sarebbero state imminenti, aveva messo le mani avanti alcuni giorni fa

“I rapporti tra Usa e Italia durante quel periodo erano eccellenti, e lo sono tuttora. C’era un’intesa particolare tra Bush e Berlusconi. Anche con Prodi i rapporti sono stati ottimi. Una singola rivelazione, malgrado ciò che può indicare, non rende il contesto completo del legame tra i due Paesi”.

Sono 19 i punti del cablogramma inviato da Spogli, cerchiamo di riassumerli uno per uno. Saltiamo i primi due - titolo e "riassunto" delle informazioni contenute e concentriamoci sugli altri 17.

3) Spogli inizia a tratteggiare la divisione dell'agone politico italiano. Nota come molti partiti dell'estrema sinistra non abbiano abiurato il marxismo-leninismo e che continuino a idealizzare la Russia di Putin come un tempo avevano fatto con l'URSS. Il tutto anche a causa di un'età media dei leader dello schieramento decisamente alta.

4) Con il dissolvimento dell'Unione Sovietica il mercato si apre. E gli imprenditori italiani non stanno a guardare. Se già all'epoca dei soviet Italia e URSS facevano affari, ora si apriva un mercato potenzialmente illimitato, soprattutto per quanto riguarda i beni di lusso. Interessante questo dato

From 1998 to 2007 Italian exports to Russia grew by 230 percent, from 2.7 billion Euros to 9.5 Billion

Un discreto incremento di esportazioni: +230% in dieci anni, da 2.7 miliardi di Euro a quasi 10 miliardi di Euro. Logico che Berlusconi si tenesse stretto l'amico Putin - ignorando sciocchezze come diritti umani e via dicendo.

5) Spogli spiega dei rapporti tra Putin e Berlusconi e della loro amicizia. Si interroga sull'origine di questa affinità elettiva. Anche Putin apprezza Berlusconi e si fida di lui più di qualunque altro leader europeo e i loro incontri sono suggellati da costose regalie

Berlusconi admires Putin's macho, decisive, and authoritarian governing style

Credo che non serva la traduzione, ma in ogni caso "Berlusconi ammira la maniera autoritaria, machista, decisionista con cui Putin governa". Alla grande...

6) L'ambasciatore georgiano a Roma riferisce di rapporti poco chiari tra Berlusconi e Putin. Il leader russo avrebbe promesso a Berlusconi e ai suoi "cronies" cioè ai suoi compari una percentuale dei profitti ricavati dalla costruzione dei gasdotti Gazprom in collaborazione con ENI. Testuali parole, per chi di voi ha confidenza con l'inglese:

The Georgian ambassador in Rome has told us that the GOG believes Putin has promised Berlusconi a percentage of profits from any pipelines developed by Gazprom in coordination with ENI

Compare anche Valentino Valentini, il negoziatore spesso in Russia per conto di Berlusconi.

7) Qui Spogli racconta delle rimostranze per la posizione di Berlusconi, ritenuto troppo filo-russo. Malgrado cerchi interlocutori con cui "parlare a nuora affinché suocera intenda", tutti lo rimandano a lui, a Berlusconi, che risulta agire in maniera totalmente autonoma sia da MFA (Ministero degli Esteri) che dallo staff della Presidenza del Consiglio o dalla stessa ENI. Frattini spiega di non avere alcun potere nella vicenda, e nessuna influenza su Berlusconi, malgrado abbia le sue idee. In fondo è solo il Ministro degli Esteri.

8) In questo passo invece Spogli spiega quella che a suo modo di vedere è la strategia diplomatica che Berlusconi applica alla Russia. Non c'è nessuna strategia: tutto è giocato sul breve periodo e sul tenersi buono Putin per ora, anche diventandone il suo portavoce, in maniera totalmente acritica, come nel caso della guerra in Georgia.

9) L'Italia non ha uno staff all'altezza della situazione per coprire la diplomazia in Russia. Spogli indaga e scopre che l'organico è a dir poco sottodimensionato. Un solo diplomatico al Ministero degli Esteri "copre" la Russia, non esistono "vice" né quadri intermedi che si occupino della zona. Solo Frattini ci lavora sopra, per modo di dire naturalmente: perché l'unica voce in capitolo la mette Berlusconi.

10) Si cita un dossier, il "Rapporto 2020", in cui è delineata la politica energetica italiana dei prossimi dieci anni. Ovviamente la Russia è ritenuta un partner privilegiato, con cui tessere proficue relazioni.

11) Spogli racconta dell'ENI, e di come agisca quasi come un Ministero degli Esteri alternativo: ma molto più potente di quello autentico. Si racconta degli incontri settimanali di Paolo Scaroni con Gianni Letta, dei finanziamenti a non meglio precisati think tank, e si lancia il sospetto che alcuni giornalisti siano a libro paga del gigante dell'energia.

12) Membri del parlamento di centro destra e centro sinistra e un esponente del PD di cui non viene fatto il nome confermano a Spogli quanto scritto al punto 11. Ovvero: l'ENI in Russia è molto più potente di qualunque ambasciata, ha più potere, più denaro da spendere, più persone da muovere, più contatti.

13) Ma in Italia nessuno guarda con preoccupazione la dipendenza energetica dalla Russia? La domanda di Spogli resta inevasa, ma viene fatto notare che la dipendenza è meno stretta di quanto si pensi, vista la vicinanza con l'Africa. Saremmo messi meglio degli stati in Europa Centrale quindi.

14) Viene citato un dossier di ENI sulle operazioni in Russia e sulla politica energetica nella ex terra dei soviet. Spogli nota che è identica alla policy del Cremlino e di Gazprom, e che il pericolo per l'energia in Europa non è la Russia, ma l'Ucraina. In che senso? Lo spiega L'Unità, per esempio:

'La visione dell'Eni sulla situazione energetica europea era in modo preoccupante simile a quella di Gazprom e del Cremlino e in alcuni casi allacciata con una retorica che platealmente ricorda l'era Sovietica: secondo l'Eni, la vera minaccia per la sicurezza energetica europea non è la Russia ma l'Ucraina. E la soluzione, secondo l'Eni, è quella di fare affidamento su più connessioni più dirette con i giacimenti di gas russo e la necessita' di gasdotti che non transitino per l'Ucraina'

15) In questo passo Spogli considera le alternative energetiche per l'Italia. Si parla di nucleare: ancora legato, secondo quanto scrive Spogli, alle fluttuazioni del prezzo del petrolio al barile. Sembra che Spogli non lo consideri ancora realistico, almeno io ho avuto questa impressione leggendo le sue note.

16) Questo è molto interessante. Perché ci spiega i motivi per cui la Russia si tiene stretta l'Italia come partner.
Qui il testo originale:

- pressure on/within OSCE to overlook Russia's lack of compliance with its legally binding Istanbul commitments on frozen conflicts,
- weak support or even opposition to NATO efforts to build closer ties to Georgia and Ukraine,
- weak initial support for international efforts to recognize Kosovo's independence,
- unhelpful comments on U.S. bilateral Missile Defense plans with Poland and Czech Republic,
- support for Russian President Medvedev's plans to redefine European security architecture to undermine OSCE and NATO.
- support for Russian efforts to undermine EU and US energy security initiatives for Europe.

Queste sono le "mansioni" per la quali l'Italia sarebbe stata utile alla Russia. Si tratta di piccoli appoggi diplomatici, che però vanno tutti contro la politica estera Usa. Immagino che abbiate intuito il senso.

17) Bush II e Berlusconi avevano rapporti molto stretti, e all'epoca la politica estera italiana era ben bilanciata. Ora, secondo Spogli no: dall'elezioni di Obama in poi Berlusconi avrebbe scelto come partner privilegiato la Russia, ponendosi come ponte tra i due giganti.

18) Spogli spiega come si sia mosso per contrastare l'azione troppo smaccatamente filo russa di Berlusconi. L'azione di propaganda sembra riuscire ad aprire gli occhi a molti, anche nel PdL, che in forma privata spiegano all'amministrazione Usa che preferirebbero un partner come gli States, rispetto alla Russia.

19) Spogli conclude confermando che le relazioni tra Italia e Usa sono ottime, ma che l'amicizia con la Russia di Putin sta minando la credibilità di Berlusconi e di riflesso dell'Italia. Splendido il passo in cui Berlusconi emerge come un amico un po' impiccione che vuole dare una mano a ogni costo, ricucendo i rapporti tra i due litiganti, nel caso Stati Uniti e Russia


Berlusconi efforts to "repair" the relationship between the West and Russia (which as he told the Ambassador in their farewell meeting on February 23, "sticks in my gut as a large undigested mass") are threatening his credibility and becoming a real irritant in our relationship

Vi traduco: "Gli sforzi di Berlusconi per "ricucire" i rapporti diplomatici tra Occidente e Russia (che come ha spiegato all'ambasciatore il 23 febbraio "Mi sono rimasti sullo stomaco, non riesco a digerirli") stanno minacciando la sua credibilità e diventando motivo di fastidio nella nostra relazione".

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