La riforma universitaria sarà votata al Senato dopo il dibattito sulla fiducia

Palazzo Madama

Nonostante le minacce del Ministro Gelmini di bloccare tutti i concorsi e gli scatti stipendiali per gli universitari, il disegno di legge contro cui da mesi studenti, ricercatori e precari stanno protestando furiosamente non verrà votato prima della discussione della fiducia del prossimo 14 dicembre.

La conferenza dei capigruppo ha così deciso dopo una dura battaglia, come ha commentato il presidente dei senatori del Pd Angela Finocchiaro. Lo stesso 14 dicembre una conferenza dei capigruppo del Senato deciderà la calendarizzazione della discussione sulla riforma universitaria.

O sarebbe meglio dire: avrebbe dovuto decidere, visto che le sottoscrizioni della mozione di sfiducia presentata ieri alla Camera da Udc, Fli, Api, Mpa e Libdem, sommate a quelle della mozione già proposta da Pd e Idv, raggiungono la maggioranza assoluta. In sostanza, sulla carta il Governo è già caduto. Perché allora il Presidente del Consiglio non rassegna le dimissioni?

Di certo per un alto senso istituzionale, poiché solo così sarà possibile svolgere una discussione pubblica e democratica, al termine della quale ognuno potrà assumersi la propria responsabilità politica dinanzi agli elettori.

Non certo - come qualche maligno potrebbe forse pensare - perché il Cavaliere e i suoi stanno ancora tentando di ribaltare l'esito (al momento scontato) della votazione del 14 dicembre, lanciandosi in un'estrema e disperata campagna acquisti...

Foto | Flickr.it

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