Valentino Valentini, il factotum russo di Berlusconi su La Stampa

valentino valentini

Oggi su La Stampa leggete un pezzo interessantissimo di Mattia Feltri che tratteggia il ritratto di un personaggio di cui si parla normalmente poco, ma che è balzato in prima pagina in questi giorni dominati dal cablegate e dalle rivelazioni di Wikileaks: si tratta di Valentino Valentini. Fidatissimo collaboratore del premier, al suo fianco nelle trasferte all'estero e soprattutto nell'ex URSS, Valentini non ha praticamente rapporti con la stampa.

Leggetevi il pezzo, merita decisamente: rappresenta bene quel genere di potente che evita il palcoscenico per agire nell'ombra agli ordini del leader. A chiudere il pezzo, questo incredibile aneddoto - che non avevo mai letto in precedenza - su un incontro tra Berlusconi e Putin in una dacia.


Tutto ciò che fa, lo fa su volere del boss. Il quale, per capire come vanno i summit, finì un giorno nella dacia di Putin, e Putin lo invitò a una passeggiata nel bosco. Solo io e te, disse. Valentino e gli altri restarono nella dacia. Silvio si infilò il colbacco e i due camminarono nella neve. Parlarono. Progettarono. Stabilirono. Finché d'un tratto passò un'ombra al galoppo. Putin imbracciò il fucile e fece fuoco. Aveva ammazzato un cervo sul colpo. Sfoderò un coltellaccio, aprì il cervo, ne estrasse il cuore e lo donò all'ospite in segno di amicizia fraterna. E si dispiacque nel vedere l'ospite sbiancare e venire giù, come un muro di Pompei. Ma anche questa è una storia che Valentino non racconta
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