Il "rottamatore" Matteo Renzi c'è o ci fa?

Resta sempre valido l’antico adagio: “dimmi con chi vai e ti dirò chi sei”. E Matteo Renzi, sindaco di Firenze che va ad Arcore e incontra il premier Berlusconi, getta la maschera e perde la faccia.

Il “giovine” buon Matteo c’è o ci fa? Fa l’ingenuo o il furbetto?

Il capo dei “rottamatori” dice che con la visita di Arcore va “Oltre le ideologie”. Che è come dire che l’acqua è bagnata: peggio perché diventa un’altra ideologia, quella del “nulla”. L’ideologia del “ghe pensi mi” si salda con l’ideologia del ”penso solo a me stesso”.

Renzi dice: “Per il bene di Firenze vado dove mi chiamano”, una di quelle affermazioni, fatte le dovute differenze, che somigliano a quelle di … Stalin: “Per il bene dell’Urss e del socialismo faccio l’accordo con Hitler (patto Molotov-Ribbentrop)”. E costò ai russi 21 milioni di morti.

Insomma se non è zuppa, è pan bagnato. E Renzi, che queste cose le sa, non abbocca all’amo del Cavaliere né per il bene della sua città, né per una “svista”.

E’ persino banale ripetere che gli incontri fra esponenti (e che esponenti!) istituzionali si fanno nelle sedi istituzionali, non nelle residenze private.

E’ persino banale che un premier che rischia di essere disarcionato fra pochi giorni non ha alcuna credibilità e tanto meno può fare promesse per risolvere il problema dei rifiuti di Firenze.

E’ persino banale che in politica le “opportunità” possono diventare opportunismo o qualcosa di peggio che sa di … “tradimento”.

Perché quello che non è banale è la “scelta” di Renzi, una scelta dettata da una sua precisa strategia: cogliere ogni occasione per mettersi sotto i riflettori, costruendo quell’appeal in grado di produrre consenso. E cogliere ogni occasione per lanciare, più che sberleffi, bombe avvelenate nel Pd, dove vige l’unica regola dell’autodistruzione.

In una fase delicatissima e infuocata della politica italiana, dove Berlusconi può andare davvero ko e uscire di scena, un sindaco di una grande città, con una tessera di partito in tasca, non può far finta di interessarsi d’altro.

Forse Renzi pensa che da rottamare siano i vari Bersani, D’Alema, Veltroni ma non Berlusconi. E allora lo dica chiaramente, se non vuol cadere lui per primo nei vizi dei maneggioni della politica. Tant’è.

Di trasformismo è fatta la politica italiana e nessuno si scandalizza se, in caso di confermata leadership, il Cavaliere possa aggiungere un altro posto a tavola. A Palazzo Chigi, oltre che ad Arcore.

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