Trattativa Stato-mafia: a Palermo inizia il processo, Nicola Mancino chiede lo stralcio

A 20 anni dalla strage di via dei Georgofili, lo Stato mette sotto accusa se stesso


Inizia stamattina davanti alla Corte d'Assise di Palermo il processo per la trattativa tra Stato e mafia, che vede come imputati boss mafiosi (Totò Riina, Leoluca Bagarella e Nino Cinà, l'ex pentito Giovanni Brusca) e pezzi dello Stato (l'ex generale del Ros Mario Mori, l'ex colonnello Giuseppe De Donno, l'ex ministro Nicola Mancino e l'ex parlamentare Pdl Marcello Dell'Utri) e insieme a loro Massimo Ciancimino, il figlio dell'ex sindaco di Palermo che con le sue dichiarazioni ha aperto la strada all'inchiesta sulle connivenze tra settori dello Stato e Cosa Nostra.

L'avvio del processo arriva proprio nel giorno in cui cade il ventesimo anniversario della strage di via dei Georgofili a Firenze: nella notte tra il 26 e il 27 maggio 1993 una Fiat Fiorino imbottita di esplosivo distrusse la Torre dei Pulci e le abitazioni vicine, danneggiando la Galleria degli Uffizi e uccidendo 5 persone tra cui una neonata di 50 giorni. Una strage mafiosa "sui generis" – cui seguiranno due mesi dopo altri attentati a Roma e a Milano – che secondo gli inquirenti si inseriscono nel ricatto allo Stato e nella trattativa per arrivare a una sospensione del 41bis e delle pene inasprite contro i mafiosi.

Oltre agli imputati celebri, c'è anche una lista di testimoni di tutto rispetto. In testa, il capo dello Stato Giorgio Napolitano, che i magistrati palermitani vogliono chiamare come teste riguardo una lettera di Loris D'Ambrosio, suo consigliere giuridico, riguardo i rapporti con Nicola Mancino. Tra gli altri possibili testimoni, Carlo Azeglio Ciampi, gli ex ministri Scotti, Martelli e Conso, Luciano Violante e Giuliano Amato.

E intanto Nicola Mancino ha fatto sapere di voler chiedere uno stralcio della sua posizione. "Io ho sempre combattuto la mafia, non posso stare nello stesso processo in cui c'e' la mafia" ha dichiarato l'ex ministro dell'Interno tramite i suoi legali. E d'altronde Mancino è l'unico tra gli imputati a non essere accusato di violenza o minaccia a corpo politico dello Stato: l'ex ministro risponde di falsa testimonianza per le dichiarazioni rilasciate in aula in qualità di testimone. Ma la Procura ha fatto sapere che si opporrà alla richiesta di stralcio e anzi, contesterà una nuova aggravante a Mancino, anche se non è ancora chiaro quale.

Il processo ha ora il compito di fare chiarezza su una vicenda ingarbugliata, che comprende favori "politici" a Cosa Nostra in cambio di una tregua (come la sospensione del carcere duro per i boss) e interventi di apparato come quelli di cui sono accusati Mori, che peraltro è già stato assolto dall'accusa di aver favorito la mafia evitando di perquisire il covo di Totò Riina all'indomani della sua cattura.

Foto © Getty Images

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