Il mondo alla rovescia: elezioni anticipate dopo la fiducia?

Berlusconi

Il Cavaliere ci ha abituati ormai ad ogni forma di bizzarria istituzionale. La sua fantasia sembra davvero inesauribile. Adesso si profila persino l'ipotesi delle elezioni anticipate susseguenti al riconoscimento della fiducia.

L'idea è semplice quanto astrusa: ottenuta, per una manciata di voti (e con metodi molto discutibili e discussi), la fiducia alla Camera, il Presidente del Consiglio rimetterà il suo mandato nelle mani del Capo dello Stato, chiedendo di andare ad elezioni anticipate. Ma che senso ha tutto questo?

Non sarebbe stato più opportuno dimettersi subito dopo la presentazione della mozione di sfiducia da parte dei finiani? Anzi, essendo palesemente venuta meno la maggioranza politica, non sarebbe stato doveroso porre le condizioni per l'affermazione di una nuova fase istituzionale?

La strategia berlusconiana è spiegata da Affaritaliani.it: "Il Cavaliere non si è dimesso prima del passaggio in Aula - svela il quotidiano on line - per dimostrare a Napolitano che in questo Parlamento non ci sono i numeri per un altro governo".

Geniale! Peccato che nessuna norma costituzionale, scritta o consuetudinaria, imponga al Presidente della Repubblica di sciogliere le Camere in casi come questi, senza aver effettuato le sue consultazioni e senza aver previamente verificato la possibilità di formare un nuovo Governo.

Consolidate convenzioni costituzionali impongono invece una condotta esattamente opposta. A parte l'indecorosa figura che faranno tutti coloro che, in queste ore, stanno cambiando casacca sulla base dell'asserita necessità di privilegiare la stabilità di governo, l'unica cosa che il Cavaliere avrà dimostrato sarà la mancanza dei numeri del suo Governo. Non l'impossibilità di formarne uno nuovo.

Foto | Flickr.it

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