Da Tol.org: la Bielorussia di Lukashenko, l'ultimo dittatore d'Europa

jeremy bielorussia lukashenkoContinua la collaborazione tra polisblog e Jeremy Druker di tol.org. Questa volta Jeremy ci racconta della Bielorussia e del suo presidente, quel Lukashenko tanto ammirato da Silvio Berlusconi: buona lettura.

Le elezioni in Bielorussia si sono svolte il 19 dicembre: le ha "rivinte" Lukashenko, e ci sono stati scontri, come ampiamente prevedibile. Soprannominata l'ultima dittatura d'Europa, la Bielorussia non riceve molte attenzioni dall'estero, in parte perché resta un enigma, un Paese denso di contraddizioni e piuttosto complicato da comprendere.

Membri della diplomazia statunitense hanno più volte definito il paese come "l'ultima dittatura" d'Europa; il Presidente regna senza alcuna opposizione; chi critica il governo tende a sparire nel nulla; la stampa libera, salvo qualche eccezione, non viene distribuita; piccoli gruppi di attivisti dell'opposizione vengono perseguitati dall'intelligence locale, che porta ancora il nome KGB.

Allo stesso tempo però, non siamo in Uzbekistan o in Turkmenistan. Esponenti dell'opposizione, giornalisti indipendenti, e altri cosiddetti "nemici dello Stato" possono viaggiare liberamente. I media indipendenti non subiscono restrizioni sul web, e anche i siti dell'opposizione raramente vengono bloccati. Le radio e le televisioni che trasmettono dall'estero - cercando di produrre un'informazione alternativa a quella di "regime" - sono ascoltabili e visibili, e organizzazioni di giornalisti e ong possono operare piuttosto liberamente nel Paese.

Malgrado la scomoda etichetta di dittatura le elezioni presidenziali si sono svolte ieri, il 19 dicembre: e come detto ha "rivinto" Lukashenko, che però aveva concesso a una serie di candidati di presentarsi. Questa è stata sicuramente la campagna elettorale più "democratica" da quando Lukashenko si è insediato al potere, nel lontano 1994, ben sedici anni fa. I suoi nove sfidanti - un record per elezioni presidenziali bielorusse - hanno preso parte ad una aspra campagna elettorale - si va dai candidati filo-russi, a un uomo d'affari, a un poeta, e ex membri delle elite del Paese, fino a oppositori di Lukashenko, a veterani del partito di governo e neofiti totali.

Per la prima volta dal 1994 i candidati hanno anche preso parte a un piacevole dibattito televisivo a inizio dicembre. Malgrado Lukashenko abbia rifiutato di prendervi parte e il suo principale sfidante, Vladimir Niakliaev se ne sia andato dopo pochi minuti spiegando che si trattava di una farsa, tenere in piedi tutto ciò senza il Presidente in carica, gli altri sfidanti si sono mostrati preparati. Molti bielorussi considerano quella sfida televisiva come uno dei migliori programmi di sempre della televisione di Stato, spesso fin troppo smaccatamente filogovernativa.

In realtà, si è trattato di una sceneggiata: questa "campagna elettorale" non presenta alcun rischio per il partito di Lukashenko, che detiene un potere enorme - supportato dal ceto impiegatizio statale e dell'esercito, oltre che un imbarazzante potere mediatico.

Lukashenko avrebbe potuto essere sconfitto solo da una coalizione unita, in cui i partiti d'opposizione avessero lasciato da parte i personalismi: ciò non è accaduto, e Lukashenko ha "rivinto" di nuovo.

Malgrado questo, non sarebbe corretto dire che Lukashenko verrebbe sicuramente sconfitto nel caso di libere elezioni. Il tema chiave per la maggior parte dei bielorussi resta l'economia, e va detto che dopo gli anni dei soviet, il sistema Bielorussia ha retto.

Certo, lo standard di vita non è lontanamente paragonabile a quello di Polonia o Lituania, ma è decisamente migliorato negli ultimi anni, e nonostante molti prevedessero l'opposto, l'arcaica industria bielorussa - in gran parte dipendente dalle commesse e dalle materie prime russe - è sopravvissuta.

Bene: nel caso tutto questo non vi avesse confuso abbastanza, pensate che Lukashenko, per molto tempo considerato uno dei "paria" dell'Est, ha riallacciato le relazioni con l'Unione Europea, preferendole a quelle con i vicini russi, e strizza l'occhio a Paesi poco presentabili a livello internazionale come Venezuela e Iran.

Uno dei motivi per i quali la Bielorussia resta un mistero è anche l'alto costo del visto d'ingresso, che disincentiva i turisti a visitarla: non ci va nessuno. Il risultato è che molti credono che la Bielorussia sia un pezzo di Unione Sovietica che non si è accorto del crollo del comunismo: mentre la realtà è un po' più complicata.

Qui lo speciale di tol.org sulla Bielorussia.

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