Esteri: il giro del mondo in tremila battute

Medio Oriente: i palestinesi presentano risoluzione all'Onu contro le colonie in Cisgiordania.“Non stiamo condannando Israele. Stiamo condannando le attività dei coloni e speriamo che la risoluzione passi”. Sono le parole che Saeb Erekat, il capo negoziatore palestinese per i colloqui di pace con Israele, ha pronunciato ieri in merito alla risoluzione che a febbraio sarà sottoposta al voto delConsiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.

La bozza di risoluzione presentata dall’Autorità nazionale palestinese (Anp) condanna la politica israeliana di espansione degli insediamenti in Cisgiordania: un tema che rappresenta il vero ostacolo alla prosecuzione dei negoziati diretti tra l’Anp e Tel Aviv.

L’Anp chiede il blocco della costruzione di nuove colonie sia in Cisgiordania e a Gerusalemme Est: territori conquistati da Israele nel corso della Guerra dei Sei giorni del 1967 e che da allora pesano come un macigno sul processo di pace. Come vi abbiamo già raccontato su queste pagine, le colonie israeliane occupano oggi il 42% dei territori occupati: area in cui, in teoria, dovrebbe sorgere uno Stato palestinese indipendente.

Siccome i palestinesi rivestono un ruolo di osservatori all’interno delle Nazioni Unite, la risoluzione sarà presentata da un membro del Consiglio di Sicurezza. Erekat ha dichiarato che l’Anp è pronta ad appellarsi alla Corte di Giustizia internazionale se gli Stati Uniti utilizzeranno il proprio potere di veto per bloccare la risoluzione.

Ma nel parlare di processo di pace tra Israele e palestinesi non si deve dimenticare la Striscia di Gaza. Governata dal 2007 dal movimento fondamentalista Hamas (in forte contrasto con la più moderata Anp), la Striscia rappresenta un’altra problematica cruciale nella risoluzione dei conflitti in Medio Oriente.

Le agenzie di stampa hanno riportato in questi giorni come nell’ultimo mese si sia registrata un’escalation di raid aerei israeliani contro il nord e il sud della Striscia, in risposta ai lanci di razzi Qassam contro comunità israeliane vicine al confine e agli attacchi contro obiettivi soldati e mezzi di Tel Aviv da parte di militanti palestinesi.

Nonostante gli attacchi siano stati condotti da altri gruppi come la Jihad islamica, il capo di stato maggiore dell’Idf (forze armate israeliane) ritiene che sia Hamas il vero regista delle operazioni.

L’agenzia di stampa Nena News, che cita il quotidiano israeliano Haaretz e Al Jazeera oltre a fonti palestinesi, rileva come i raid si siano intensificati a partire dallo scorso fine settimana: in particolare sono stati colpiti il campo profughi di Jabalya e i centri abitati di Beit Lhaya, Beit Hanoun e Zeitoun.

I nuovi raid evocano nei palestinesi lo spettro di una nuova guerra. E' ancora fresca, infatti, la memoria dell’Operazione Piombo Fuso del 2008, nel corso della quale le forze armate di Tel Aviv hanno pesantemente bombardato e invaso la Striscia. Il bilancio allora era stato di più di 1400 vittime tra la popolazione civile palestinese e un rapporto delle Nazioni Unite (il rapporto Goldstone) aveva accusato entrambe le parti di crimini di guerra.

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