Riforme, oggi inizia l'iter in Parlamento, primi scogli per la maggioranza

Dopo l'intesa al ribasso, il Pd si spacca per una mozione del renziano Giachetti


Ha preso il via questa mattina il cammino che dovrebbe condurre il governo a portare a termine, in 18 mesi, le tanto sospirate riforme costituzionali. Riforme che dovrebbero riguardare l'architettura costituzionale – il superamento del bicameralismo perfetto e l'istituzione di un Senato delle regioni – e il numero dei parlamentari. Un cammino già accidentato perché il vertice di maggioranza ha portato a un accordo al ribasso, che ha di fatto escluso la legge elettorale dal novero delle riforme.

Stamattina l'iter inizia con il voto di Camera e Senato sulle diverse mozioni, cinque in ogni ramo del parlamento: al Senato non dovrebbero esserci problemi, oltre alla mozione della maggioranza ci sono quelle della Lega, di Sel, del M5S e del Gruppo Autonomie. A Montecitorio la situazione è più spinosa, perché oltre alla mozione unitaria di Pd-Pdl-Sc e a quelle di M5S, Sel e Lega, ce n'è un'altra presentata dal Pd, promotore il renziano Roberto Giachetti,e firmata da 98 deputati.

Una mozione, quella di Giachetti, che rischia di spaccare il Pd al momento del voto, e che chiede di reinserire nel cammino delle riforme la legge elettorale, ritornando immediatamente al Mattarellum. Una posizione che trova diversi consensi all'interno del partito e che può far scricchiolare per la prima volta la grande coalizione che sostiene Letta. Tanto che le diplomazie del partito sono già al lavoro e che Anna Finocchiaro ha già bocciato l'iniziativa di Giachetti definendola "intempestiva" e aggiungendo "Non possiamo neppure per un attimo rischiare di mettere in pericolo il percorso di riforme".

E nel centrodestra, più che preoccupazione per il "percorso delle riforme", c'è la convinzione che dietro la mozione ci sia la strategia di Matteo Renzi, che tende a minare il governo. Lo dice chiaramente Fabrizio Cicchitto:

È sempre più chiaro, anche alla luce della mozione Giachetti sulla legge elettorale e del suo appello ai Grillini, che Renzi punta a liquidare nei tempi più rapidi possibili il governo Letta per andare quanto prima alle elezioni.

Le mozioni di maggioranza prevedono un percorso di 18 mesi in cui si dovrà provvedere alla revisione della forma di governo, al superamento del bicameralismo, alla riduzione del numero dei parlamentari e, solo alla fine, alla riforma della legge elettorale. Si parte però con il ddl costituzionale per istituire la "Commissione dei 40", quella che doveva essere la Convenzione per le Riforme, incaricata di elaborare le proposte dei saggi nominati dal governo su cui poi si esprimerà il Parlamento. Sulla sua composizione, dopo un po' di maretta nella maggioranza sui rapporti di forza, si è deciso che "rispecchierà la consistenza dei gruppi ma anche il consenso ricevuto nelle urne".

Foto © Getty Images

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