Renzi si schiera con Marchionne. Bufera a sinistra


Lo ha detto chiaro Matteo Renzi: io sto dalla parte di Marchionne. Non si può dire che non sappia gestire la sua popolarità, il sindaco di Firenze, attualmente più che mai al centro dell'attenzione.

Come Bocchino all'epoca della scissione futurolibertiota, Renzi è in tv un giorno sì e l'altro pure, ma va detto che merita tutti i fari accesi su di lui. Sì, perché dal punto di vista della notizia non delude mai.

Il fatto che un esponente di spicco del centrosinistra dica apertamente di stare con Marchionne infatti è esattamente una notizia. Non che non ci siano diversi - anzi, probabilmente gran parte - degli alti dirigenti che parteggiano per la firma dell'accordo, ma nessuno ha mai avuto il coraggio di parlare chiaro, senza sì e senza ma. Tutti operano sottili distinguo; "Sì, però i diritti dei lavoratori....", "Sì, però non si può escludere la Fiom...", "Sì, però..."

Renzi invece potrà stare sull'anima a qualcuno, ma se deve dire una cosa la dice e basta. Se vuole parlare con Berlusconi lo fa e basta. Se non gli piace la dirigenza del Pd lo dichiara e basta. Non è forse questo che è mancato alla sinistra degli ultimi vent'anni, sempre illusa dal cerchiobottismo dell'unico vincente (di Pirro) Romano Prodi?

In un paese occidentale e moderno non si può stare con la Cgil, non si può stare con la Fiom. Non siamo più nel 1900, quando i lavoratori erano dei disperati senza diritti e il sindacalismo combattente era una santa necessità. Siamo in un mondo globalizzato in cui Cina e Corea producono a costo zero e fanno una concorrenza spietata.

E l'azienda che vuole sopravvivere deve fissare regole nuove. Vigilare sulla democraticità di queste regole è fondamentale, ma opporvisi tout court sulla linea Landini-Camusso equivale ad avallare l'assenteismo che i vecchi sistemi hanno inesorabilmente prodotto.

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