Esteri: il giro del mondo in tremila battute

Medio Oriente: Libano, possibile un Governo di responsabilità nazionale. L’antefatto è noto e ne abbiamo già parlato su queste pagine. Riassumiamolo brevemente. Le indagini del Tribunale delle Nazioni Unite sull’omicidio dell’ex premier Rafiq Hariri (avvenuto nel 2005) stanno per concludersi e, da mesi, circolano indiscrezioni sull’incriminazione di membri del partito sciita Hezbollah.

Peccato che Hezbollah sieda con alcuni ministri nell’attuale Governo del Premier Saad Hariri, figlio del predecessore assassinato. Alle indiscrezioni pubblicate sui media sono seguite le ripetute proteste degli esponenti del “Partito di dio”, condite da nemmeno troppo velate minacce di far ripiombare il Paese nella guerra civile se il verdetto del tribunale dovesse risultare sfavorevole.

Mercoledì si è consumato un ulteriore strappo nella vicenda: il Ministro di Stato Adnan Sayyed Hussein ha rassegnato le sue dimissioni insieme ad altri dieci ministri, membri della cosiddetta “alleanza dell’8 marzo”, guidata da Hezbollah. Vediamo gli altri sviluppi dopo il salto...

Undici ministri dimissionari su trenta sono il numero minimo per far cadere il Governo: un duro colpo per Hariri, che al momento dello scoppio della crisi si trovava a Washington per colloqui con Barack Obama.

Le premesse per un rapido deteriorarsi della situazione ci sono tutte: un Paese indebolito dalla crisi di Governo, l’annuncio di un imminente verdetto che scuoterà la politica libanese e un partito fondamentalista che, libero dalla patina di istituzionalità assunta negli ultimi anni, può tornare ad avere le mani libere per condurre un’eventuale lotta armata. Sembrano le manovre generali in vista di una guerra civile.

Tuttavia, ieri il Presidente libanese Michel Suleiman ha chiesto ad Hariri di rimanere in carica come capo di un Governo di responsabilità nazionale. Suleiman ha inoltre chiesto al Consiglio dei ministri di continuare a esercitare le sue funzioni finché non sarà nominato un nuovo Premier, cosa che dovrebbe accadere lunedì o martedì, quando saranno terminate le consultazioni parlamentari indette per questi giorni.

E’ presto per fare previsioni su quello che potrà accadere. L’unica certezza è che la stabilità del Libano rimane appesa a un filo. E, insieme a quella del Paese dei cedri, è a rischio la stabilità di tutto il Medio Oriente, a partire dal più controverso vicino del Libano: Israele.

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