Ore 12 - D'Alema il "brezneviano". Veltroni? Scappato (come sempre)

altroIl gran “burattinaio” resta lui, D’Alema, che si liscia i baffi imbiancati come la neve di Saint-Moritz godendosi la maggioranza bulgara piovuta in Direzione sulla testa dello spaurito Bersani.

Dov’è finito il baldanzoso tagliente pontificatore dei bei tempi che furono: “La sinistra è un male che soltanto la presenza della destra riesce a rendere sopportabile”?

Oggi il convento passa un ingrigito nipote della nomenclatura brezneviana che rincuora il segretario Bersani, re travicello: “Soddisfazione per l’ampia convergenza”. D’Alema dixit.

Più che il grimpeur che s’invola verso il sol dell’avvenire l’ex Migliore mignon scivola nelle scartoffie di un impiegato di concetto delle ferrovie svizzere. Altro che padre nobile! La verità bisogna andarsela a cercare, come il coraggio.

D’Alema s’accontenta di agitare le figurine da dietro il tendone: gode per la fuga del nemico Veltroni. Già, Veltroni.

L’errante sotto il peso del perenne errare. Fuggito da l’Unità, fuggito dal Pci e dalle sue post riedizioni, fuggito dal Campidoglio, fuggito davanti alle urne per il terrore dell’ombra cupa del Cavaliere, fuggito ieri dalla Direzione del Pd dove votano solo quelli d’accordo con chi pretende il voto.

Dagli infiniti “Ma anche, ma però ..” alle infinite minacce minacciate degli ultimi giorni sfarinatesi ieri sera nel terrore della conta. Senso di responsabilità? Ma va: fifa.

Fioroni, Gentiloni che giocano a dare indietro le deleghe? Mezzecalzette. Comprimari. Degni del loro capocordata Veltroni.

Ma però: chi sarebbe “Baffino” senza Uolter? Dio li fa e poi li accompagna. Tanto al cimitero ci va il Pidì. Senza i compagni che cantano “Bandiera rossa”.

A benederli tutti ci pensa Berlusconi. Requiescant.

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