La riforma Gelmini in Gazzetta Ufficiale: cosa cambia per le università?

Castello del Valentino-Torino, Architettura

Il prossimo 29 gennaio entrerà in vigore la riforma Gelmini (legge n. 240/2010), che è stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale lo scorso 14 gennaio. Cosa cambierà per le università italiane? Vediamo in breve quali saranno le principali novità.

Organi e articolazione interna delle università.
La riforma prevede, innanzitutto, che entro sei mesi dall'entrata in vigore della legge (quindi entro la fine di luglio di quest'anno), le università statali dovranno modificare i propri statuti in materia di organizzazione e di organi di governo dell'ateneo. In caso di mancato rispetto di tale termine (prorogabile di tre mesi), il Ministro costituirà una commissione che predisporrà le necessarie modifiche statutarie.

In ogni caso si stabilisce che il mandato di rettore sarà unico, durerà sei anni e non sarà rinnovabile. Il senato accademico durerà in carica per un massimo di quattro anni e il suo mandato sarà rinnovabile una sola volta. Quattro anni sarà pure la durata del mandato del consiglio di amministrazione, anch'esso rinnovabile una sola volta.

Un'altra importante novità sarà la partecipazione al consiglio di amministrazione di "personalita' italiane o straniere in possesso di comprovata competenza in campo gestionale ovvero di un'esperienza professionale di alto livello con una necessaria attenzione alla qualificazione scientifica culturale". Non si sa bene quale attuazione sarà data a tale norma ma è probabile che saranno chiamati a partecipare al governo delle università statali anche personalità provenienti dal mondo dell'imprenditoria e della politica.

Federazione e fusione di atenei e razionalizzazione dell'offerta formativa.
La riforma prevede, poi, che le università possano fondersi o federarsi, al fine di migliorare la qualita', l'efficienza e l'efficacia dell'attivita' didattica, di ricerca e gestionale, di razionalizzare la distribuzione delle sedi universitarie e di ottimizzare l'utilizzazione delle strutture e delle risorse.

Il fondo per il merito.
La legge di riforma istituisce un fondo speciale finalizzato a promuovere l'eccellenza e il merito fra gli studenti dei corsi di laurea e laurea magistrale. Tale fondo servirà ad erogare premi di studio e a fornire buoni studio da restituire in parte al termine degli studi. Dall'obbligo di restituzione di tali somme saranno esclusi gli studenti che avranno conseguito il titolo di laurea con il massimo dei voti ed entro i termini di durata normale del corso.

Abilitazione scientifica nazionale.
Per quanto riguarda il reclutamento dei docenti universitari, la legge prevede il conferimento di un'abilitazione scientifica nazionale da parte di una commissione unica per ciascun settore concorsuale. Le singole università provvederanno, poi, a selezionare i docenti con apposite procedure attingendo a graduatorie nazionali.

Ricercatori.
Viene meno la figura del ricercatore a tempo indeterminato. I ricercatori saranno tutti a tempo determinato e potranno svolgere non più di due contratti di ricerca di durata triennale. Al termine del secondo contratto, potranno essere chiamati come professori associati dalle università quei ricercatori che, nel frattempo, avranno conseguito l'abilitazione scientifica nazionale.

Norme antiparentopoli.
La legge prevede che ai procedimenti per la chiamata dei professori da parte delle università non potranno partecipare i parenti o gli affini, fino al quarto grado compreso, di un professore appartenente al dipartimento o alla struttura che effettuerà la chiamata ovvero i parenti e gli affini del rettore, del direttore generale o di un componente del consiglio di amministrazione dell'ateneo.

Foto | Flickr.it

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