Mignottocrazia: il volume di Paolo Guzzanti su Silvio Berlusconi come libro di testo per le scuole?


Le prime pagine di oggi, così come le aperture di tutti i Tg (a parte il Tg1, forse) ci portano a rimanere ancorati ad una attualità politica il cui squallore non ha neppure bisogno di essere ulteriormente evidenziato. E però, riflettendo su Berlusconi, la sua corte, le frequentazioni allegre della Reggia e le ragazze che guadagnano e ottengono posti da amministratori e legislatori per il solo merito di essergli simpatiche (diciamo così) torna subito in mente un libro, pubblicato alla fine dell'anno appena trascorso.

L'opera di Paolo Guzzanti, senatore Pdl, poi liberale, poi terzopolista, si intitola (per non lasciare spazio ai dubbi) Mignottocrazia e stando alle parole dell'autore, intervistato da Luca Telese

Ho coniato il termine Mignottocrazia quando la sessualità di Berlusconi non era ancora tema di interesse nazionale. Ora sono convinto che per lui questo tratto sentimentale sia comune al privato e alla politica… Berlusconi esalta la legittimità dell’istinto, ma la civiltà moderna è la fine dell’istinto. Con lo stesso slancio con cui vuole strappare le mutande alle ragazze che gli passano davanti, Berlusconi vuol strappare le mutande alla Costituzione.

Foto | Flickr


Un parallelo istituzionale abbastanza edificante, che, insieme alle vicende politiche di questi giorni e alle loro inevitabili conseguenze (quali che siano) potrebbe portare il libro di Guzzanti ad essere adottato nelle scuole: un libro di testo che, meglio di tanti editoriali colti sulla morale, l'etica e il senso delle istituzioni, riesca a spiegare ai giovani cittadini certi avvenimenti altrimenti inspiegabili.

Immaginate un ragazzino che chieda di capire come mai una ballerina e igienista dentale diventa consigliere regionale senza aver mai fatto politica. Oppure come mai la stessa persona dichiari di avere 3 appartamenti intestati a suo nome senza però voler spiegare chi, come e perché abbia ritenuto di donarglieli e soprattutto perché in quegli appartamenti ci ospiti degli sconosciuti che lavorano per Mediaset.

A fronte di questi giusti interrogativi si potrebbe proporre la lettura di un editoriale di Marco Travaglio, di una dissertazione eruditissima di Piero Ostellino o di un discorso di Rosi Bindi. Una soluzione più diretta e alternativa, per evitare di creare illusioni del futuro votante, sarebbe proprio quella di suggerire, sotto la guida di un docente, la lettura del testo di Guzzanti, magari invitando il senatore in aula a spiegare che

Lui (Silvio) è a suo modo un genio, un genio del male, perché è riuscito a imporre un passaggio di epoca alla politica italiana… La mignottocrazia ammicca agli elettori. Gli suggerisce l’idea: faccio quello che volete fare voi, quindi è giusto.

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