Consiglio dei ministri: abolizione graduale del finanziamento pubblico ai partiti

E obbligo di Statuto per i soggetti politici


Il Consiglio dei ministri di stamattina, oltre a nominare il nuovo capo della polizia, ha varato il disegno di legge che mette fine al finanziamento pubblico ai partiti. Una promessa che il premier Letta aveva fatto nel suo discorso programmatico, e che strizza l'occhio ai grillini e a quella parte del Pd (Renzi su tutti) che lo avevano invocato a gran voce. Meno entusiastiche invece le reazioni del Pdl e dell'establishment dei democratici.

Lo stop non sarà immediato. Il testo del ddl, pubblicato integralmente dal sito PublicPolicy, prevede un'abolizione graduale nel corso dei prossimi 3 anni. Il finanziamento sarà ridotto al 60% il primo anno, al 50% il secondo anno e al 40% al terzo anno, per poi essere abolito del tutto.

Sono previste però agevolazioni per evitare difficoltà ai partiti (ieri il tesoriere del Pd aveva paventato la cassa integrazione per 180 dipendenti): intanto le contribuzioni volontarie da parte dei privati verso i partiti saranno oggetto di detrazione fiscale, al 52% per cifre tra i 50 e i 5000 euro l'anno, al 26% per cifre superiori. Poi ci sarà la possibilità, nella dichiarazione dei redditi, di devolvere il 2 per mille a favore di un partito o movimento politico. Infine, i partiti non dovranno preoccuparsi di pagare gli immobili in cui hanno sede perché l'agenzia del Demanio stipulerà accordi con gli enti locali per concedere gratis un certo numero di locali in ogni capoluogo di provincia, locali destinati all'attività politica. Infine, i partiti avranno diritto, fuori dalla campagna elettorale, ad accedere gratuitamente a spazi televisivi di propaganda.

C'è però un'altra parte del ddl che sicuramente non piacerà al M5S, e che ripropone, in forma diversa, la famosa legge anti-Grillo presentata da Finocchiaro e Zanda. Per avere diritto a tutte le agevolazioni previste dal ddl (e alle quote di finanziamento per i prossimi 3 anni), tutti i partiti e movimenti dovranno dotarsi di uno Statuto con determinate caratteristiche e di organi deliberativi e collegiali, e lo Statuto dovrà essere inoltrato ai Presidenti di Camera e Senato per essere iscritti in un registro. Rispetto alla proposta Finocchiaro-Zanda qui non si mette in dubbio la partecipazione alle elezioni, ma si tratta comunque di una pesante limitazione.

Ma è dal Pdl arrivano i primi distinguo. Fabrizio Cicchitto sostiene che "si passa da un estremo all'altro", e il ministro De Girolamo mette in dubbio lo stesso iter del ddl "Non è stato fissato. C'è una discussione in atto, c'è una riserva, sarà il Parlamento a decidere".

Foto © Getty Images

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