La Bossi-Fini a rischio estinzione: panico al Viminale

maroni Nonostante il ciclone Ruby sembri aver spazzato via tutto il resto del mondo mediatico e non, qualche notizia molto interessante fa capolino nei pochi spiragli lasciati dalla bunga bunga mania.

La famigerata Bossi-Fini, legge sull'immigrazione che tanti danni ha fatto esercitando una insulsa e violenta propaganda sulla pelle degli immigrati a dispetto del nome che porta del presidente della camera - ora un "pentito" della legge - si sta autoespellendo da sola.

In mancanza di un governo in Italia che si occupi di problemi veri, ci pensa l'Unione Europea a lanciarci una ciambella di salvataggio. Ma andiamo per ordine. Il 24 dicembre scorso entra in vigore la direttiva europea 2008/115/CE del 16 dicembre 2008, meglio nota come "direttiva rimpatri", che entra in contrasto con la normativa nazionale e porta a smontare parti importanti della Bossi-Fini, visto il carattere vincolante delle normative europee (articolo 117 della Costituzione). Cosa succede quindi?

Accade che la legge europea abolisce dei punti cardine della Bossi-Fini, dalla condanna penale per l'immigrato che disattende il decreto di espulsione alla non prorogabilità oltre i 18 mesi del decreto d'espulsione, che per la legge italiana assumeva carattere di infinitezza tra arresti, Cie e processi (per non parlare dell'enorme spreco di tempo e denaro per i tribunali).

Entrata in vigore la direttiva europea, i singoli giudici sono passati ad applicarla direttamente (self executing) iniziando così a smontare la Bossi-Fini senza particolari clamori. Come nei casi successi a Torino, Firenze e Pinerolo, dove i giudici sulla base della normativa Ue hanno cominciato ad archiviare i procedimenti contro i clandestini.

Una bella notizia, decisamente. Come non bastasse l'eterna lotta tra Berlusconi e la magistratura lo scontro si ripropone qui, anche se in maniera meno grossolana delle sparate del premier. Difatti il sottosegretario alla giustizia Mantovano, con un certo imbarazzo, ha dichiarato che

La direttiva europea, secondo noi, non legittima le conclusioni di una parte della magistratura. Comunque al Viminale è in corso uno studio sulla portata della direttiva e sulle sue conseguenze sul meccanismo delle espulsioni e sul profilo penale della mancata osservanza del divieto di espulsione. Stiamo cercando di capire quanto questa interpretazione sia estesa

Nel governo c'è anche chi sostiene che la legge italiana e quella europea siano compatibili, ma non sembra pensarla così il capo della polizia Manganelli, che ha già dato mandato alle questure di cambiare la modulistica tenendo conto della direttiva europea, per evitare di essere sommersi da una marea di ricorsi degli avvocati.

Probabilmente ora il governo cercherà di correre ai ripari, su una questione che potrebbe provocare più di qualche malumore all'elettorato leghista e non solo, dato che la scadenza della direttiva si conosceva da due anni. Probabilmente però al Viminale avevano di meglio da fare.

La speranza invece di chi a questa legge assurda e xenofoba si è sempre opposto è che sia l'inizio della fine per la Bossi - Fini: infatti la direttiva europea potrebbe essere solo il primo step, nell'attesa che la magistratura porti i suoi dubbi sulla legge alla Consulta o alla Corte di Giustizia europea, le quali potrebbero bocciare definitivamente la legge.

Una cosa è certa: una certa dose di panico inizia a pervadere il governo e in particolare il Viminale. Vuoi vedere che in un governo già in fin di vita si dissolve uno dei pilastri dell'asse Lega Nord-Berlusconi?

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