Presidenzialismo, Letta “apre” e la destra gode. Ma Napolitano …

Proprio alla vigilia della festa della Repubblica Giorgio Napolitano è intervenuto su due temi controversi e di stretta attualità: la riforma elettorale e il presidenzialismo.


Il capo dello Stato (in una intervista a Repubblica che sarà presentata da Eugenio Scalfari domenica 9 giugno a Firenze) ha ribadito la priorità dell’occupazione richiamando tutti, in particolare il Parlamento e i partiti, al senso di responsabilità e coraggio.

Il Parlamento – questa la sostanza - dovrà compiere alcune indispensabili riforme in parte economiche ma in parte istituzionali e costituzionali, a cominciare da quella elettorale che cancelli la legge vigente. Napolitano non ha peli sulla lingua promettendo che questa volta è pronto ad intervenire nell'ambito dei suoi poteri poiché è intollerabile, per quanto riguarda soprattutto la legge elettorale, che si ripeta il già visto mesi fa quando - avendo tutte le forze politiche giurato che avrebbero abolito il Porcellum - pestarono per mesi l'acqua nel mortaio senza nulla concludere.

“Stavolta non sarà così!”, ammonisce perentoriamente Napolitano. Come reagiranno i partiti? Come agirà il governo? Proprio ieri a Trento, il premier Letta ha aperto alla riforma sulla elezioni del capo dello Stato, di fatto un assist (non solo alla destra) a chi punta sul presidenzialismo o sul semi-presidenzialismo. Non si conosce in dettaglio quanto detto da Napolitano a Repubblica su questo nodo delicato, anche se è da tempo noto il suo pensiero, forse non lontano da quello di Stefano Rodotà, ribadito ieri in una intervista su l’Unità.

Sul presidenzialismo o semi-presidenzialismo Rodotà non ha dubbi: “Tecnicamente ha molte controindicazioni. Dalla cosiddetta monarchia repubblicana ai conflitti della coabitazione. Ma la questione non è tecnica o astratta. In Francia - dove si è imposto tra crisi algerina e ambizioni nazionali - ha retto, perché lì c’è una lealtà repubblicana condivisa. Nel contesto italiano di contro, i rischi sono enormi, perché non c’è delimitazione verso l’estrema destra, e il sistema potrebbe risultare catastrofico e divisivo. Oltralpe anche la sinistra ha votato Chirac, e non Le Pen. E se lo immagina un ballotaggio finale tra Berlusconi e Grillo?”.

Anche la politica e i partiti ne sarebbero travolti, imbrigliati a quel punto dal “decisore” sul Colle eletto direttamente dal popolo. “La subordinazione sarebbe fatale – insiste Rodotà - e ne verrebbe travolta la funzione di garanzia del Presidente, cardine del nostro ordinamento parlamentare. Inficiata anche la norma che definisce immodificabile la forma repubblicana dello Stato, che fa corpo con la Repubblica parlamentare. Con danni e conflitti irreparabili”.

Come mai, ieri al Festival dell’Economia di Trento, Enrico Letta (“L’ultima elezione del Presidente della Repubblica mostra la fatica della nostra democrazia. La mia opinione è che non potremmo più eleggere il presidente della Repubblica con quella modalità”) si è esposto fino a sbilanciarsi al limite dell’ingenuità politica?

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