Ore 12 - Così Berlusconi ce lo teniamo

altroPiù o meno ovunque, nel mondo, si chiedono se in Italia è finzione o realtà quel che sta accadendo. In effetti, se lo stanno chiedendo anche gli italiani.

L’immagine internazionale dell’Italia è al lumicino e si profila uno scontro fra poteri dello Stato devastante. Forse mai come in questi giorni è emerso il vero “status” (miserrimo) del Belpaese. I guai vengono da molto lontano, ma restando alla seconda Repubblica, si sta raccogliendo ciò che si è seminato e voluto con le urne.

Silvio Berlusconi è al potere da tre lustri, non è venuto dalla Luna e non si è insediato a Palazzo Chigi con i carri armati. Una parte (minoritaria elettoralmente) lo ha prima sottovalutato e poi demonizzato. L’altra parte (maggioranza) lo ha prima adulato e poi accettato come il male minore.

Il risultato è che in meno di 20 anni Berlusconi ha fatto il bello e cattivo tempo, incapace di riformare il Paese; le opposizioni di centrosinistra hanno fallito nell’opera di governo e l’Italia si è avvitata in un buco nero.

Berlusconi vuole una giustizia a proprio uso e consumo, arrogandosi addirittura il diritto di stabilire lui la competenza territoriale e addirittura scegliendosi il collegio - magistratura ordinaria o Tribunale dei ministri a seconda della convenienza – da cui essere giudicato.

Ma anche nelle procure c’è chi intende sostituirsi alla politica delegittimando il responso elettorale.

Poi va in onda il gran balletto degli ipocriti, compresi Fini e Casini il quale poche ore fa chiede la testa del premier fino a poche ore prima indicato come (confermato) leader di un nuovo esecutivo con l’Udc dentro. A che gioco giochiamo?

Perché meravigliarsi se Berlusconi fa il suo gioco, si difende e contrattacca usando tutta la potenza di fuoco che dispone (anche o soprattutto?) grazie ai politici che oggi vogliono defenestrarlo?

Ognuno metta sul tavolo le proprie carte, a cominciare dai pm milanesi che non possono pensare di gettare il sasso (e che pietrone!) e poi tirare indietro la mano. Rispondano a Berlusconi (che li sta coprendo di fango) con tutti i mezzi legali che hanno a disposizione. O si dimettano. Non possono destabilizzare una Nazione e poi rifugiarsi nelle scartoffie dei tribunali in attesa di una sentenza che non verrà mai o che sarà l’ennesimo bluff.

La “chiarezza” invocata da Napolitano deve valere per Berlusconi ma anche per i pm.

Poi le opposizioni. Non c’è chiarezza, tanto meno credibilità né negli uomini, né nei partiti, né nei programmi. Fini è stato con Berlusconi, supino scudiero, fino a poche settimane addietro. Casini, uscito prima ancora dall’abbraccio asfissiante del Cavaliere, non ha mai bruciato le scialuppe ed è sempre stato sensibile alle sirene del premier.

E il Pd? Meglio tacere: dall’armata gioiosa del Pds di Occhetto alla vocazione maggioritaria di Veltroni, al niente di Franceschini, al non si sa cosa di Bersani: una infinita serie di errori e fallimenti. Allora?

Gli appelli (Berlusconi faccia un passo indietro) di Fini, Casini, Bersani amici & compagni sono solo bolle di sapone. Non c’è uno straccio di intuizione e strategia politica. A meno che la difesa d’ufficio dei pm milanesi sia scambiata per linea politica su cui imbastire l’alternativa a Berlusconi che, da solo, non se ne va.

Vale sempre la profezia di Antonio Gramsci: "Il bonapartismo è il rischio che si profila quando il vecchio non può più e il nuovo non può ancora". Non resta che piegarsi al peggio?

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