"Tute blu" sotto il tallone di Federmeccanica e Confindustria

Ogni giorno ha la sua croce. E i lavoratori metalmeccanici (sì, non c’è solo Ruby e il troiaio della villa di Arcore …) ne sanno qualcosa.

Sull’onda della vicenda FIAT (tutta in alto mare) culminata con il referendum spartiacque pro Marchionne, la Federmeccanica esce allo scoperto (o allo sbaraglio?) rilanciando l’idea del contratto aziendale al posto di quello nazionale.

Questo perché: “Ci vuole flessibilità, bisogna decentrare le relazioni”. Tosto, la Confindustria, per bocca di Emma Mercegaglia, applaude e fa sua la linea di Federmeccanica che vuole dare un colpo di spugna al contratto collettivo. Proposta da sostenere, chiosa la Mercegaglia perchè “di modernizzazione”.

Ovvio che prima si parte con i metalmeccanici e poi, passo dopo passo, si smantella tutto il resto, invadendo tutte le categorie.

Il Governo, anche stavolta, brilla per l’assenza e il ministro (si fa per dire) Sacconi se ne lava le mani perché “Questa è materia delle parti”.

Persino la Cisl sente puzza di bruciato e Raffaele Bonanni prende tempo: “Abbiamo un contratto nazionale che vale ancora due anni: nessuno metta il carro davanti ai buoi”. Campa cavallo.

La Fiom, anche qui isolata, tira su barricate e Maurizio Landini preparando lo sciopero generale delle tute blu del 28 gennaio dice che si vuole: “Un modello inaccettabile, non ci sarebbero più due livelli contrattuali, nazionale e aziendale, ma uno solo, cioà una jungla”. E la Cgil? Lancia frecciate contro padronato e governo, va a rimorchio della sua categoria, ma è incerta sul da fare.

Giuseppe Di Vittorio ragionava diversamente: “Il padronato fa il suo mestiere, dobbiamo sempre chiederci se noi abbiamo fatto bene il nostro”. Sante parole.

  • shares
  • Mail
8 commenti Aggiorna
Ordina:

I VIDEO DEL CANALE NEWS DI BLOGO